26 gennaio 2010
Il laboratorio Veneto
In Veneto e a Venezia il Pd ed i votanti alle primarie scelgono, senza tanti clamori mediatici, Giuseppe Bortolussi (assessore al comune di Venezia e noto responsabile dell’associazione artigiani di Mestre) per la presidenza della regione.
E per il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni (ex assessore a Venezia, professore universitario e stimato avvocato della città). Entrambi parlano oltre i confini del centrosinistra, pur raccogliendo i consensi dell’intero schieramento. È la strada giusta da seguire per la imponente sfida elettorale contro Zaia e Brunetta; due ministri in carica, e già questo la dice lunga di quanto il centrodestra ha intuito la portata nazionale della competizione.
A Venezia l’eredità positiva del lungo ciclo di governo del centrosinistra ha bisogno di essere preservata, ma per farlo bisogna rinvigorirla e …riconquistarla.
I grandi problemi aperti tra sviluppo e salvaguardia, tra crisi industriale, scelte infrastrutturali e gestione della mobilità, configurano bene il ruolo nazionale e internazionale della città, che certamente sarebbe penalizzata dall’estemporaneo tentativo di Renato Brunetta di fare il sindaco del fine settimana, e che alla presentazione della sua candidatura è già circondato dai leghisti Zaia e Zaccariotto (presidente della provincia di Venezia), pronti a “fare le veci” del ministrosindaco part time.
Proprio questa “esondazione” della Lega ci dice perché è in Veneto che si gioca la vera partita. Il Veneto è una delle più importanti regioni d’Europa.
La misura del successo della Lega rappresenterà una ipoteca per i futuri equilibri politici del centrodestra nel quale è oggettivamente aperta la, pur lenta, guerra di successione. È su questo punto strategico che si misura il fallimento politico della pur robusta classe dirigente veneta del Pdl, che, privata della propria autonomia, subisce la candidatura di Zaia, mentre esprime un giudizio nettamente negativo sulla prospettiva che la Lega al potere comporterà.
La linea del contenimento del danno da parte del Pdl viene affidata alla congiunturale competizione per un voto in più e alla iniezione romana di Brunetta.
Ma, la verità è che il malessere del “soldato” Galan non si è tradotto in alcuna vera iniziativa politica e quella che sta venendo meno è la credibilità e la autorevolezza politica della classe dirigente berlusconiana del Veneto.
Anche per questo le competizioni veneziana e regionale misureranno la capacità della coalizione riformista, di centrosinistra, di rappresentare i ceti popolari e produttivi che oggi costituiscono, in tutto il paese, ma al Nord soprattutto, il cuore del “blocco sociale” che consente alla coalizione Pdl-Lega di conservare l’immeritato consenso. È in quest’ottica che è importante che i candidati del centrosinistra parlino ad un elettorato ampio che si aspetta messaggi concreti, semplici e rassicuranti sul proprio destino.
Infine, gli altri competitori, Gianfranco Bettin e Laura Fincato a Venezia e Laura Puppato in Veneto, sono persone autorevoli e rappresentative che portano il valore aggiunto di professionalità sperimentate e sensibilità care a molta parte dell’elettorato.
Tutto ciò consente un lavoro programmatico e di squadra che potrà essere portatore di positive sorprese in una campagna elettorale che si presenta dura, ma affascinante.