8 aprile 2010
Tre idee concrete per guardare al paese reale
Per noi democratici ci sono diversi modi di reagire alla batosta elettorale delle regionali. Ammetterla a metà o discuterne faticosamente e magari leggere rassegnati le molte decine di e analisi del voto. Oppure guardarla in faccia fino in fondo, senza paura, per farne una occasione di rilancio. Per quest’ultima reazione, però, è necessaria una condizione: guardarla, questa batosta elettorale, non per capire da dove è venuta, ma per comprendere cosa ci chiede di fare ‘adesso’. Proviamo a dimenticare le ‘questioni-Pd’ e rivolgiamo interamente lo sguardo alle ‘questioni-paese’: alle fatiche della vita di tanti cittadini e di troppi territori italiani, alle domande, alle ingiustizie… e anche alle risorse e alle speranze… Buttiamoci ad amarlo incondizionatamente, questo nostro paese.
Amandolo coi fatti, il Partito democratico ritroverà la propria vocazione e identità politica e ciascuno la passione per dare il meglio delle proprie capacità e cultura politica. E saremo impazienti di poter dare avvio a quelle politiche perché ci urgeranno le necessità dei cittadini, dei giovani, delle famiglie, delle imprese, delle scuole, degli ospedali, delle associazioni, dei tribunali, degli 8 mila comuni, del sud, del nord...
E ci urgeranno anche l’Europa e tutte le questioni internazionali. E gli italiani ‘vedranno’ quale cambiamento propone il partito democratico e sentiranno che è concreto e possibile, avvertiranno la nostra impazienza e ci ridaranno fiducia e, prima ancora, ‘ritroveranno fiducia’; prima ancora si sentiranno parte di una visione condivisa, di un progetto che ogni giorno può essere costruito nel proprio ambiente.
Questo coinvolgimento è decisivo e deve essere la natura del Pd, simile a quello innescato da Obama; un impegno forte che tanti leader hanno saputo suscitare: pensiamo a Gandhi, a King, a Mandela, a Sturzo e agli anni della resistenza. Credo che se riuscissimo davvero a dimenticare le questioni interne, le questioni di identità e di alleanze e a prendere totalmente sulle nostre spalle il paese la batosta elettorale diverrebbe addirittura salutare.
Aggiungo tre idee concrete per girare interamente lo sguardo al paese.
Un cantiere democratico. Apriamo subito un cantiere programmatico affidandolo a un gruppo di democratici che portino competenze diverse, ma abbiano grande capacità di lavoro in squadra, scelti non secondo le appartenenze alle tesi congressuali, ma fra chi ha una visione coraggiosamente riformista, sa declinare gli ideali democratici in sfide nuove e sa mettersi a disposizione senza chiedere né per oggi né per domani neppure mezza poltrona. Affidiamo a questo gruppo il compito di organizzare, ogni autunno fino alle prossime elezioni del 2013, tre grandi appuntamenti (che siano anche eventi di comunicazione) sui temi sociali, economici, ambientali, educativi, che hanno priorità in agenda. Coinvolgendo da subito, con serie modalità partecipative e deliberative, migliaia di cittadini e tante realtà sociali, economiche, culturali in modo da arrivare all’autunno 2012 con una visione chiara, condivisa, lungimirante e, nero su bianco, con un progetto di profondo rinnovamento del paese. Un minuto dopo che questo cantiere parte confrontiamoci su questi temi (e non su astratte alleanze) con gli altri soggetti politici dell’opposizione perché maturi una coalizione su progetti concreti e condivisi.
Attrezzarci e incidere sulle riforme costituzionali. Entro maggio coinvolgiamo tutti i parlamentari sui temi delle riforme (istituzionali, giustizia, sistema elettorale) in modo che siano noti e discussi nei collegi; entro giugno organizziamo un seminario che metta a punto e faccia conoscere le nostre proposte; diamo al Partito democratico una natura via via sempre più ‘federale’ con autonomia locale nelle scelte, nelle candidature, nella declinazione delle politiche e rafforziamo contemporaneamente il coordinamento che ci assicura e corresponsabilità nazionali e una visione interdipendente dell’Europa e del mondo in modo da contribuire, anche col nostro ‘stile e agire democratici’, alla diversità e all’unità nel paese.
Scuola democratica per preparare e rinnovare la classe dirigente. Coordiniamo strategicamente tutte le risorse esistenti e nascenti per fare tanta ‘scuola democratica’, interessante, attrattiva, rivolta a tutti fino ai più piccoli circoli e soprattutto ai giovani. Prepariamoci a un profondo rinnovamento della classe dirigente, non solo e non tanto per colmare nostre visibili inadeguatezze, ma perché un partito che vuole avere futuro deve essere capace di passare ad altri le responsabilità.
Ho la convinzione che se ci vedessero subito al lavoro moltissimi italiani sentirebbero di nuovo rappresentate quelle istanze democratiche che ciascuno ha in sé e vedrebbero risorgere il progetto politico che sognano.