Premessa per i profani I lettori abituali di questa rubrica si sono imbattuti in decine di pezzi dedicati al tema dell’opensource e di come abbia modificato radicalmente il mondo di internet, che sembrava imbrigliato dai software proprietari. Per i profani, noi smanettoni indichiamo come opensource tutti quei programmi che hanno un codice sorgente aperto e dunque sono perfettibili dagli utenti, mentre i software proprietari hanno la duplice caratteristica di avere un codice chiuso e di essere a pagamento. Un software opensource è Openoffice, il corrispondente software proprietario è il pacchetto Office di Microsoft. Il primo è gratuito, il secondo costa molto a meno che non abbiate la solita copia pirata. Il bello è che ormai i software opensource ormai sono assai più stabili ed efficienti dei loro corrispondenti software proprietari: Firefox funziona meglio di Explorer. E nel web è stata rivoluzione.
Lo stigma del ventunesimo secolo Questa rivoluzione è il vero stigma del XXI secolo: la rivoluzione opensource è il segno distintivo di un tempo e di una generazione.
Se si dimostra, anche in contesti molto complessi come quelli tecnologici, che strumenti generati dalla collaborazione di migliaia di utenti funzionano meglio di strumenti analoghi studiati e messi in vendita dalle multinazionali del settore, si sovverte un caposaldo della società novecentesca: che il sapere evoluto fosse patrimonio delle élites e che stava alle élites guidare la società verso le magnifiche sorti progressive. Poi, sempre per un bisogno di efficienza, quelle élites sono diventate uno solo (Hitler, Mussolini, Stalin, Franco, gli infiniti dittatori sudamericani e asiatici) ed è stato il disastro.
Wikipedia o la grande enciclopedia sovietica? Faticosamente l’Occidente si è ripreso il suo ruolo di protagonista debellando le dittature e cancellando nel 1989 anche la vergogna comunista dall’Europa. Dal 9 novembre 1989, data del crollo del Muro di Berlino, è nata l’idea propria del ventunesimo secolo: che Wikipedia potesse essere un prodotto migliore della Grande enciclopedia sovietica, è un concetto materialmente prodotto sotto il varco aperto alla porta di Brandeburgo. Anche se Wikipedia, l’enciclopedia opensource tanto contestata dai soloni della cultura figlia delle élites, è nata solo nel 2001.
Conseguenza politiche Tutto questo ha conseguenze politiche? Certamente. Nel suo saggio La civiltà dell’empatia Jeremy Rifkin scrive che il conflitto tra modello opensource e modello centralista segna la fine della divisione destra-sinistra. Colossale panzana all’americana. È tutto il contrario e qui lo si scrive da tempo: l’opensource è il modello per la nuova sinistra, il centralismo del software proprietario lo è per la nuova destra. Chi ha introiettato queste categorie, guarda chiaro quel che accade: Berlusconi è software proprietario, ma lo è anche Pannella insieme a Di Pietro: lo sono i luoghi dove decide uno solo. Il Pd è molto opensource. Anche troppo. (1 - continua)
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