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4 giugno 2010

Libri mondiali

Saggi, racconti, romanzi. Le novità sul calcio e sulla Coppa in Sudafrica
Ed eccoli qua, i Mondiali. Sarà passato almeno un anno da quando gli editori italiani hanno cominciato a scervellarsi per tirar fuori un’idea originale che potesse sfruttare la scia dell’evento mediatico più fragoroso del pianeta, tra proposte bislacche di giornalisti sportivi vezzosi, saggi che spaziano dall’economia all’antropologia culturale, racconti agiografici e romanzi incentrati sul calcio. Fatte le scelte, trovati o fatti scrivere i libri, ora è il momento di raccogliere.
Ma gli tocca sgomitare parecchio in libreria, agli editori, perché gli angoli dedicati al pallone non ce la fanno più a contenere le pile di titoli usciti in queste settimane. D’altronde ormai ogni occasione è buona per vendere.
Ricorrenze storiche, anniversari di nascita e di morte, appuntamenti di vario genere, tutta la roba che presumibilmente riempirà l’agenda di giornali e, soprattutto, televisioni può tornar utile per pubblicare qualcosa che la riguardi.
Niente di meglio dei Mondiali di calcio, quindi. E poi, lo si diceva poco tempo fa anche su queste pagine, calcio e libri non sembrano essere mai andati d’accordo come adesso.
Poco male. E visto che per un mese sarà difficile per chiunque rimanere immune al bombardamento di immagini e parole provenienti dal Sudafrica, questa fioritura di libri potrà essere anche un modo per rendersi conto che dietro allo spettacolo apparentemente ridicolo di una ventina di uomini seminudi nel fiore dell’età che per un’ora e mezzo e oltre prendono a pedate un pallone e all’evenienza anche i propri garretti c’è qualcosa di più. Romanticismo e sentimentalismo, un po’ di letteratura, moltissimi soldi. E, di conseguenza, politica.
Noi qui vorremmo fornirvi una bussola per orientarvi tra i tanti titoli, ma non è facile davvero capire da dove cominciare.
Un dato curioso quanto significativo sta nella quantità di piccole case editrici che hanno provato a scommettere sul cavallo dato da tutti per vincente.
Il guaio, lo sanno anche loro, è che per forza di cose la posta in palio se la dovranno spartire in troppi, eppure noncuranti tirano fuori dal cilindro romanzetti e collettanee, libelli e libroni, insomma ci provano tutti.
Quanto a noi, bisognerà pur fare delle scelte. E allora scegliamo di partire con la narrativa, e in particolare da un romanzo che da una storia di calcio prende spunto per raccontare la Spagna della Guerra civile. C’è di mezzo un Barcellona che attraversa l’Atlantico per andare a giocare una serie di amichevoli in Messico, lontano dalle bombe degli aerei fascisti e dagli scontri fratricidi tra anarchici e stalinisti che martoriavano la città catalana. Il Barça è mès que un club, più di una squadra, ora come allora: Emilio Marrese nel suo Rosa di fuoco (Pendragon, 360 pp., 15 euro) riesce a rendere perfettamente l’idea. Davvero bravo, il giornalista di Repubblica.
Poi ci sono gli stralci a metà tra il racconto e il mémoire di Ho parato un rigore a Pelé (Perrone, 128 pp., 10 euro), con un parco autori di tutto rispetto: tra gli altri Antonio Tabucchi, Raffaele La Capria, Gianrico Carofiglio, Ugo Riccarelli, Gianluca Morozzi e Antonio Pascale.
Degli scrittori-(quasi sempre)tifosi di Ogni maledetta domenica (Minimum Fax, 281 pp., 15 euro) abbiamo già avuto modo di parlare, mentre Per segnare bisogna tirare in porta (Spartaco, 180 pp., 13 euro) si muove sulla stessa falsariga. E concedetevi anche un’escursione nella graphic-novel, con la biografia a fumetti di Gigi Meroni (144 pp., 18 euro) di Marco Peroni e Riccardo Cecchetti pubblicata dalla Becco Giallo.
Tra i saggi è impossibile non consigliare Calcionomica (Isbn, 368 pp., 24 euro), indagine a tutto campo che mescola statistica, economia, sociologia e geopolitica. Gli autori sono Simon Kuper (quello di Calcio e potere) e l’economista Stefan Szymanski. Interessante a dir poco: un must. E poi Calcio (Rizzoli, 651 pp., 13.50 euro), dell’inglese John Foot, grande classico sulla storia del calcio italiano aggiornato ai giorni nostri.
Molti sono anche quelli che hanno messo sotto la lente di ingrandimento il paese che ospita i Mondiali, e più o meno marginalmente il peso specifico che ha o ha avuto il football nella società sudafricana. Tra tutti, ve ne indichiamo alcuni. Due sono romanzi, quasi due favole calcistiche tra sogni ed emancipazione reale, molto affini nello spirito: Bafana Bafana (Donzelli, 92 pp., 13 euro) di Troy Blacklaws e Mandela&Nelson (La Nuova Frontiera, 127 pp., 12 euro) di Hermann Schulz.
Di tutt’altro tenore è invece Molto più di un gioco (Iacobelli, 235 pp., 15 euro), di Chuck Korr e Marvin Close: qui si tratta di racconti raccolti dalla viva voce dei detenuti politici del carcere di Robben Island, in cui il pallone emerge come strumento di conforto e riscatto. Quindi Sudafrica in bianco e nero (Infinito, 160 pp., 15 euro), in cui il fotoreporter Marco Buemi propone una riflessione sugli aspetti sociali e culturali più controversi della nazione arcobaleno, basata su una serie di scatti corredati da brevi testi incisivi. Infine una vera e propria storia del paese di Nelson Mandela, dalla colonizzazione europea alla fine dell’Apartheid, la più completa mai pubblicata in Italia. È Sudafrica (Castelvecchi, 364 pp., 18.50 euro), di Gabriele Catania, frutto di un enorme sforzo documentativo e di un’acuta capacità di ricostruire le vicende spesso drammatiche di cui è stata teatro nei secoli scorsi la terra sulla quale da venerdì prossimo saranno puntati gli occhi di tutto il mondo. Tra una partita e l’altra, qualche buona lettura sul tema non guasterà.

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