gwcached,12
gwcached,12

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in Esteri
18 giugno 2010

Komorowski, campione di un paese 'normale'

Una vita a combattere il comunismo, è lui il favorito nel voto domenica
Sappiamo tutto di Jaroslaw Kaczynski, capo del partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) e candidato alla presidenziali polacche di domenica, convocate in anticipo dopo la morte nell’aprile scorso del gemello Lech, cui spera di succedere. Sappiamo tutto. A partire da quell’impasto di nazionalismo, populismo e paternalismo che costituisce l’essenza delle sue posizioni politiche. A seguire con le scelte discutibili intraprese al tempo in cui la Polonia, tra il 2006 e il 2007, è stata affare di famiglia, con Jaroslaw primo ministro e Lech capo dello stato.
Si conosce molto anche della sua vita privata. È risaputo che, tredicenne, recitò con il gemello nel film I due che rubarono la luna. Oppure che non è sposato e ha vissuto con la madre Jadwiga finché, gravemente malata, quest’ultima non è stata ospedalizzata . Adesso, a fare compagnia a Jaroslaw è rimasto l’amatissimo gatto Alik. «Il mio unico compagno di letto», tenne a precisare in passato il capo del PiS, smentendo una presunta relazione con la collega di partito Jolanta Szczypinska.
Tutto si sa di Jaroslaw Kaczynski. Poche, invece, le informazioni biografiche su Bronislaw Komorowski, il grande favorito. Sdoganato dalla Piattaforma civica (Po) – il partito del primo ministro Donald Tusk – dopo la vittoria ottenuta alle primarie interne, le prime in assoluto della storia polacca, Komorowski diventerà presidente il quattro luglio, al secondo turno. Stracciando Kaczynski, così dicono i sondaggi, di almeno venti lunghezze.
Tuttavia non è da escludere che possa assicurarsi la presidenza già dopodomani, visto che le ultime rilevazioni lo danno al 45-48 per cento.
Komorowski nuovo presidente della Polonia, dunque. Ma chi è, Komorowski? Le notizie su di lui scarseggiano, sebbene il candidato del partito di governo non sia proprio l’ultimo arrivato. Ricopre infatti una carica importante, quella di maresciallo del Sejm (speaker della camera bassa). Oltre a esercitare, dopo la morte di Lech Kaczynski, le funzioni presidenziali. Tra il giugno del 2000 e l’ottobre del 2001, inoltre, è stato ministro della difesa. A parte questo, il vuoto. Colmiamolo, dunque. D’altronde il personaggio è interessante.
Classe ‘52, sposato e padre di cinque figli, originario della bassa Slesia, sudovest polacco, Komorowski ha aderito a lungo al movimento scout e vanta trascorsi significativi nell’opposizione al comunismo. Il battesimo nella dissidenza risale al ‘68, quando fu pestato dalla polizia. Tre anni finisce in carcere.
Nel ‘76 aderisce al Comitato per la difesa dei lavoratori (Kor), primo embrione di Solidarnosc, un’associazione nata dopo gli scioperi operai di quell’anno, a Radom e Ursus, allo scopo di assistere legalmente i lavoratori che il regime aveva trascinato in tribunale. L’anno seguente s’iscrive al Movimento per la difesa dei diritti umani e civili (ROPCiO), altra struttura che precede la nascita, nell’agosto dell’80, di Solidarnosc, presso il cui centro analisi sociali Komorowski si ritrova a prestare servizio.
È allora che s’avvicina a personaggi di grande levatura politico-morale come Tadeusz Mazowiecki, Wladyslaw Bartoszewski e Bronislaw Geremek, i moderati di Solidarnosc. Gente che tra il 2006 e il 2007 è stata tartassata dai Kaczynski, in quanto colpevole, a loro dire, d’avere concesso troppo ai comunisti durante i negoziati sulla transizione del 1989.
Quando il generale Jaruzelski vara la legge marziale, il 13 dicembre dell’81, Komorowski torna di nuovo in cella. Negli anni della Solidarnosc clandestina, lotta e lavora alle pubblicazioni democratiche underground, dirigendo peraltro la rivista Abc, di taglio politico-culturale. L’acronimo sta per Adriatyk, Baltic, Morze Czarne (Mar Nero): i tre mari, vale a dire, bagnati dalle terre socialiste.
Nell’89, con l’avvento delle libertà, iniziano gli incarichi pubblici e «il rivoluzionario – così si legge nel sito del futuro presidente polacco – si trasforma in servitore dello stato».
Dirige nel biennio ’89-’90 l’ufficio della presidenza del consiglio dei ministri, nel ‘91 è eletto al Sejm e viene poi nominato viceministro alla difesa.
La sicurezza, negli anni successivi, diventa la sua disciplina. È membro della commissione difesa tra il ’97 e il 2000 e contribuisce alla riforma delle forze armate, che sancisce l’approdo alla comunità atlantica dopo decenni di Patto di Varsavia. Da ministro della difesa segue, dopo, i primi passi del paese nella Nato.
Poi ancora mandati parlamentari, ancora incarichi. Nel 2005 è vice speaker del Sejm e nel 2007, con il trionfo elettorale della Piattaforma civica (a cui ha aderito dall’atto fondativo) e in virtù dello strepitoso bottino di preferenze personali (139mila), viene eletto al vertice del Sejm.
Ora Komorowski intende spiccare il volo verso un’altra presidenza, più importante: quella della repubblica. Ce la farà.
Primo perché ha un pedigree di tutto rispetto: militante di Solidarnosc, giornalista, uomo delle istituzioni, esperto di difesa, politico stimato e votato.
Secondo, perché il suo moderatismo e lo spirito pro-europeo andrà a formare con Tusk una coppia che riflette pienamente il desiderio di “normalizzazione” dei polacchi, dopo la sbandata populista del tempo dei Kaczynski.

commenti (0)


INSERISCI UN COMMENTO:

nome
email
link

commento




gwcached,12

gwcached,12

gwcached,12