Articolo
2 luglio 2010
Contro l’eclissi cercando strade nuove
Ha destato interesse il Catto della scorsa settimana sull’ eclisse dei cattolici. Si diceva che il disagio oggi c’è e un po’ tutti lo sentono. Ma non bisogna farne un alibi e tantomeno una strumentalizzazione politica. La diminuita visibilità dei cattolici nella vita pubblica non è colpa di chissà quale congiura nemica; è frutto semmai dei mutamenti socio-culturali e responsabilità degli stessi credenti e della gerarchia. Di fronte al mondo che cambia essi possono chiudere gli occhi; oppure reagire in maniera autoritaria e polemica; oppure cercare di leggere i segni dei tempi, fare l’esame di coscienza e convertirsi a un cristianesimo più limpido ed evangelico.
Era quel che aveva cominciato a fare il Concilio e che pare abbandonato.
Gli ultimi anni hanno visto una vera e propria «catastrofe pastorale» come ha detto lo storico cattolico Fulvio de Giorgi a un seminario di studio svoltosi a Parma il 26 giugno per iniziativa del neonato gruppo dei Viandanti, che intende mettere in collegamento e aiutare la comunicazione fraterna, le persone e i gruppi di credenti che sentono l’esigenza di «fare rete, rompere il silenzio, superare il disagio». Dell’iniziativa, promossa da Franco Ferrari, fanno parte, tra gli altri teologi come Giannino Piana e Severino Dianich, credenti impegnati come Christian Albini, Giancarlo Martini, Giancarla Codrignani e il domenicano Alberto Simoni. C’è gran parte del popolo di Dio, parrocchie, famiglie, una miriade di gruppi, piccole riviste, siti internet che esprimono proprio un esame di coscienza, una riflessione per cercare una strada per rinnovare il volto della chiesa italiana secondo lo spirito evangelico e il concilio Vaticano II. Solo in questi giorni ne hanno scritto Appunti, Horeb, Dialoghi, Koinonia, Il Tetto, Esprit, Religioni e società, Spirito e Vita. Cercano una risposta positiva, di testimonianza e di verità, alla sfida imposta dalle cifre dell’indagine del Regno secondo il quale dei giovani tra i 20 e i 30 anni oggi va a messa (forse) solo il 13 per cento; tanto che l’assistente nazionale della Fuci, don Armando Matteo ha scritto un libro bellissimo e drammatico La prima generazione incredula.
Qual è la risposta a questa crisi? Continuare con una pastorale autoritaria e strumentale, o riscoprire la vitalità del genuino fermento evangelico? La domanda interessa la coscienza delle persone, ma anche la politica perché non è indifferente per la civitas homini se i cattolici sono uno spregiudicato gruppo di potere oppure una comunità di persone che servono la giustizia e la speranza.
Ne accenneremo meglio la prossima settimana.

condividi
vota su
gwcached,11