Articolo
15 luglio 2010
Gli hacker violano Skype e Pirate Bay
La porta d’ingresso
Terrore nel web: con l’intento dichiarato di migliorarne la sicurezza, un certo Sean O’Neil (forse lo pseudonimo del noto programmatore e cracker Yaroslav Charnovsky) ha rivelato sul blog EnRupt di essere finalmente riuscito a produrre una libreria in linguaggio C da utilizzare nella compilazione di software di terzi interessati. Ovviamente Skype è in fibrillazione, avendo da tempo denunciato che l’attività di Charnovsky potrebbe essere la porta che consentirà l’ingresso agli spammer in modo massiccio; cosa del resto che sembra sia già avvenuta.
Per decrittare le conversazioni
Creare software che possa liberamente interagire con la crittografia dell’algoritmo si è dimostrato impossibile sino a oggi, anche se esiste un progetto denominato SkypeKit attualmente in beta release. Più dei vari spammer e compagnia, sarà contento della notizia il nostro ministro dell’interno e con lui le forze dell’ordine di mezzo mondo, che da lungo tempo cercano di convincere i manager di Skype a rivelare una routine che permetta la decrittazione al volo delle conversazioni tenute, impiegando una tecnologia con cui i malavitosi hanno ormai preso confidenza. Da parte proprietaria si è sino ad oggi ribattuto che, a parte la questione della inattaccabile riservatezza dovuta a questioni di extraterritorialità (Skype in effetti non è concessionaria di alcuna licenza nelle diverse realtà nazionali), la tecnologia impiegata non permette la decodifica nei termini richiesti dalle indagini giudiziarie o di polizia.
La falle della Baia
Un’altra impresa pare sia riuscita invece a Ch Russo, nickname di un informatico argentino che afferma sul suo sito, per altro non più raggiungibile, di aver scoperto diverse falle nel database del più famoso, frequentato e discusso sito di condivisione file in tecnologia peer-to-peer (torrent). L’hacker afferma di non aver avuto alcuna intenzione di nuocere a The Pirate Bay e neppure di voler vendere le informazioni, ma di aver voluto soltanto far rimarcare come nessuno si possa considerare assolutamente al sicuro.
Major al lavoro
Al di là delle dichiarazioni e delle reali intenzioni di Ch Russo, resta da vedere se e quanto ci metteranno la major dell’intrattenimento a far requisire dalla magistratura i dati, poiché nickname, indirizzi email, Ip e altri dati significativi per oltre quattro milioni di utenti sembra siano stati ricavati direttamente dall’interfaccia amministrativa. I dati quindi hanno quella completezza sostanziale che danno lavoro nel settore specifico alle agenzie di controllo informatico ed agli studi legali specializzati nel perseguitare i “pirati” con diffide, citazioni e denunce.
www.marioadinolfi.com

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