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16 luglio 2010

Lunga vita a Life, il bluff di Mediaset

L’evento dell’estate 2010
Starà giustamente festeggiando il direttore di Retequattro Giuseppe Feyles: invece di concepire un palinsesto solo di repliche come fan tutti, si è giocato la carta di una serie in prima tv spettacolare e impegnata, appena candidata a 6 Emmy. Mercoledì è infatti andato in onda sulla rete Life, serie naturalistica straordinaria realizzata dalla Natural History Unit di Bbc, il più importante dipartimento del mondo di riprese tv dedicato alla natura e agli animali. Beata la Bbc, che ha simile specialistica unità. Beata la Bbc, che alza il tiro e strascina con sé l’intero sistema mediale inglese.

La lotta per la specie
Life consta di dieci episodi girati in HD, con un budget, si vocifera, di 12 milioni di euro. Il documentario vuole narrare “the struggle for existence”, secondo una celebre definizione di Charles Darwin: si tratta di mostrare la lotta, anche cruenta, per la sopravvivenza e il proseguimento della specie. A capo del progetto Martha Holmes e il produttore esecutivo Mike Gunton, che per il primo anno hanno solo consultato esperti di tutto il mondo. Poi sono partite le riprese, realizzate con tecniche d’avanguardia: super telecamere ad alta velocità, capaci di registrare sino ad ottomila fotogrammi al secondo, hanno reso visibile l’invisibile. La visione si amplia, e l’occhio strabilia. È il fascino della vista potenziata dalle nostre invenzioni tecniche, qui applicata alla natura. Questo iper-occhio ha accompagnato la scienza e la sua osservazione del reale fin dalla nascita della fotografia.

La differenza la fa la voce
Il tono della voce narrante maschile è talvolta enfatico, classicista, stile Bbc. Sarà che anche la versione italiana è forse basata sullo script inglese, firmato da Sir David Attenborough. Il celebre naturalista prestato alla tv era anche voce narrante sulla Bbc, mentre negli Stati Uniti c’era Oprah Winfrey. Che differenza! Basta una voce per postulare due target di pubblico distinti, e una complicità diversa. In agguato c’è sempre l’adattamento da paese a paese. Per l’Italia, c’è la giornalista Tessa Gelisio, conduttrice di Pianeta Mare. La Gelisio però non è voce narrante del documentario, bensì voce-maestra: introduce con la sua presenza fisica ogni filmato facendoci “la spiega”. Come da tradizione italiana, stile Piero Angela. Sic. Le splendide immagini con voice over, si vede, non bastano per noi italiani. Ode comunque a Retequattro per la proposta di alto livello. Però la rete dovrebbe stare più con i piedi per terra: la Gelisio al Tg4 ha presentato la serie come coprodotta da Mediaset e Bbc. Suvvia, adesso non esageriamo. È stata solo una lungimirante acquisizione seguita da una sensata programmazione.

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tags tags retequattro  life  bbc  angela 
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