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Articolo
16 luglio 2010

La Chiesa e l’umiliazione dei cristiani

«Per i cristiani è l’ora dell’umiliazione». Lo sappiamo bene, purtroppo. Ma lo scrive sulla Stampa del 4 luglio anche Enzo Bianchi, una delle voci più alte e limpide della chiesa italiana. Fatto singolare! Un laico, fondatore e priore del monastero ecumenico di Bose. Considerato marginale da molti… eppure maestro di equilibrio e di attenzione verso tutti, come punto d’incontro fra esperienze e sensibilità diversissime. A Bose si rifugiano, e di lì traggono sostegno, molte e diverse esperienze di vita cristiana, attiva e contemplativa. Bianchi (che ha il coraggio di frequentare ambienti ecclesiastici e cattedre laiche!), ricorda che nel postconcilio era sembrato che tra Chiesa e mondo non-cristiano fosse finalmente sbocciato il dialogo e fosse possibile un ascolto reciproco...
». Oggi quella stagione sembra lontana, ma fratel Enzo non riversa la colpa sui cattolici integralisti e neppure sui laici, né sugli atei devoti né su quelli ostili. Dice che c’è un’umiliazione, una debolezza della Chiesa. Tante ragioni: i mutamenti culturali, la perdita di potere, di visibilità, l’abbandono dello spirito del Concilio, la nostalgia del passato, lo spirito di rivalsa… Più che le “colpe” cerca la via d’uscita, la risposta al disagio. Riconosce che difficoltà, crisi e ostilità fanno parte della storia della Chiesa (e di tutti gli uomini) e perciò «il cristiano deve accettare l’umiliazione, sapendo che solo quando si è umiliati si comincia a conoscere la vera umiltà, che altrimenti resterebbe una virtù troppo soggetta all’astrazione o all’ipocrisia ». Questa è un’ora di purificazione per la Chiesa: «Occorre reagire a questo incendio rinunciando ad assumere posizioni di arroccamento in una cittadella che recrimina e risponde attaccando, per l’angoscia e l’ansia incombenti». La debolezza della Chiesa e le insidie più pericolose, infatti, non vengono dal’esterno: «L’attentato più forte al vangelo può venire da noi cristiani, dall’interno della comunità dei credenti». Lo ha ripetuto in questi giorni Benedetto XVI, con dolore e coraggio.
Affarismo, insincerità, superbia, prepotenze, pedofilia e persino indifferenza religiosa indeboliscono ogni giorno la testimonianza dei cristiani. Enzo Bianchi non vuole una caccia alle streghe all’interno della comunità ecclesiale, neppure contro gli integralisti che rivendicano chissà quale primato e cercano assurde crociate. Invita però credenti laici e gerarchia alla conversione: riscoprirsi comunità, e scegliere apertamente una strada diversa da quella percorsa finora.
Angelo Bertani
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