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16 luglio 2010

Quando Emma diceva non pagate il pizzo

Cara Europa, grazie al vostro Gianni Del Vecchio per l’articolo “Se la ’ndrangheta unisce l’Italia”. La vostra denuncia conferma che il mito delle due Italie, il Sud corrotto e mafioso e il Nord laborioso e onesto, era una truffa intellettuale: nonostante che vent’anni fa l’inchiesta Mani pulite avesse annunciato che imprenditori settentrionali, esausti per il pagamento di mazzette imposte dai partiti del Caf, «facevano la fila» davanti alle stanze di Borrelli, Davigo, Di Pietro per denunciare le estorsioni e autodenunciarsi. Dunque nessuna sorpresa se le cricche dei nuovi tangentocrati, le mafie politiche, e la ’ndrangheta in proprio, abbiano coinvolto di nuovo il sistema delle imprese, nella misura già emersa da tanti episodi di mala politica e, da ultimo,dalla retata di oltre 300 ’ndranghetosi (e non solo) delle direzioni distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria. Il merito di Europa,se posso permettermi, è d’aver detto chiaro e tondo come stanno le cose: c’è un blocco politico-criminale di affaristi e un blocco imprenditoriale soggiacente, che poi confluiscono (spesso) in un unico blocco sociale-politico. Spero che i media vorranno accendere su questo dato i loro riflettori.
TERESA CAVALLI, MILANO


Cara signora, dopo quattro giorni dall’operazione, quei riflettori sono ancora spenti.
Comprendo l’imbarazzo duplice del mondo imprenditoriale del Nord, per aver votato questa maggioranza di destra e per aver soggiaciuto a politici fuori legge e ad estorsori comuni, la cui scoperta sembra più subìta dal capo del governo che non valorizzata come un risultato positivo non per il solo ministro Maroni. Ieri il giornale milanese della Confindustria dava solo a pagina 19 le dimissioni del sottosegretario del casalesi, Cosentino, e solo a pagina 20 le notizie: “Inchiesta P3: per la cricca il premier era Cesare”, e “’Ndrangheta: guerra tra i boss anche in Piemonte”. Pagina 19, pagina 20. Così mi è venuto un sospetto: che quando la presidente Marcegaglia (persona che ammiro anche per la sua capacità di pilotare la nave della Confindustria tra i mullah di Bava Beccaris e i moderati che spingono alla ragionevolezza), invitava le associazioni territoriali a espellere i soci che pagavano il pizzo, si rivolgesse solo alle organizzazioni del Sud. O così i suoi traduttori deformavano il testo. O così appariva a noi. Comunque, se i vertici dell’imprenditoria sapessero o non dei serpenti che avevano ripreso a avvolgere le imprese come ai tempi di Tangentopoli e peggio, emergerà dall’inchiesta giudiziaria. E a quel punto forse non basterà più l’ultimatum di due giorni fa del Corriere della Sera, firmato Mucchetti: «Che cosa aspettano il sottosegretario Nicola Cosentino e il coordinatore del Pdl Denis Verdini a dare le dimissioni, o Silvio Berlusconi a pretenderle? O il Pdl a farsi sentire?».
A quel punto, sarà invece necessario ripercorrere la storia di questa destra e del suo blocco sociale: non da Adamo ed Eva, ma negli ultimi dieci anni, da quando nel 2001 un Cav. vittorioso formò un governo (il secondo dopo quello durato sei mesi nel 1994, con Previti ministro della difesa) dove il ministro delle infrastrutture Lunardi disse subito, riferendosi al Ponte, «con la mafia bisogna convivere». Si vede che la convivenza è stata così intima in questo decennio da spingere la più criminale delle mafie, la ’ndrangheta, a lasciar perdere il Ponte, ormai naufragato nella crisi, e a pensare all’Expo di Milano: dove troneggia un altro genio di quel governo 2001, il ministro dell’innovazione Stanca, che pare non abbia innovato niente né a Roma né a Milano: salvo forse subire (ma senza dichiararle) pretese miliardarie sull’affare espositivo. Potrei aggiungere che, come ai tempi di Previti, torna il mondo delle toghe sporche, delle procure-porto-delle-nebbie che tanto piacciono al premier: ma dobbiamo fermarci. Perché il quesito centrale è chiaro: cosa può sperare un paese dove il peggio – dalla criminalità attiva all’omertà – cambia solo nelle forme e nell’abbigliamento (colletti bianchi anziché jeans e magliette)?

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