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17 luglio 2010

Un ministero così serve ancora?

La ministra Prestigiacomo deve dimettersi? Qualche giorno fa i senatori Roberto Della Seta e Francesco Ferrante evocavano senza mezzi termini questa eventualità: se la manovra di Tremonti dovesse confermare il dimezzamento delle risorse per i parchi nazionali, passando da 50 a 25 milioni di euro, alla responsabile dell’ambiente «per salvare la faccia» non rimarrebbe altra scelta. Ebbene, i tagli per le aree naturali protette nella Finanziaria sono rimasti, insieme a molte altre misure che penalizzano le politiche più innovative del paese. E la ministra, che pure si era dichiarata contraria a questa decisione, incassando il sostegno delle associazioni ambientaliste, sull’argomento glissa: evidentemente le interessa di più partecipare, come riportano le cronache, alla discussione sul coordinamento unico del Pdl che dovrebbe toccare ad una donna, oggi alla collega Gelmini e domani chissà.
Qui però non si tratta di alimentare polemiche ad personam né d’interrogarsi, come ha fatto dal pulpito dei Verdi il presidente Angelo Bonelli, sulla capacità della ministra di svolgere il proprio ruolo. La domanda è un’altra, se possibile ancora più stringente: serve ancora un ministero dell’ambiente all’interno di un governo così concepito? O non rischia di tramutarsi in una struttura di silenzio-assenso intorno a politiche stabilite altrove (per esempio in via XX settembre)? Quale l’utilità di un generico presidio delle tematiche ambientali, capace al massimo di espletare le procedure autorizzative (come la Via, alla quale dovrebbero sottostare le future centrali atomiche) che non a caso la ministra difende a spada tratta?
Triste epilogo per un dicastero nato quasi un quarto di secolo fa con l’ambizione di portare l’ambiente al centro delle politiche nazionali: si avvia a svolgere una funzione di rincalzo, quasi tecnica, nemmeno troppo diversa da quella dell’Ispra.
Proprio mentre in Europa e nel mondo la questione climatica diventa strategica. La responsabilità di questo declassamento, che la Finanziaria certifica indebolendo i certificati verdi ed eliminando gli sgravi fiscali del 55% per le ristrutturazioni domestiche, pesa ovviamente sulla ministra Prestigiacomo, forse anche su qualche suo predecessore che non ha saputo profilare il dicastero troppo meglio di lei. Ma è l’idea di stato nelle mani del centrodestra che sta cambiando, un’idea che annulla il decentramento e affida il destino del paese alla volontà di un solo manovratore.
Marco Fratoddi
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