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24 luglio 2010

Barnaby non tradisce mai, forse annoia

La leggenda dell’ispettore
Ci sono evergreen insospettabili. Prendete L’ispettore Barnaby, in onda su La7. È un classico della tv inglese, va in onda dal 1997 (il titolo originale è Midsomer Murders). La storia è molto semplice: c’è una contea immaginaria lassù in Inghilterra che pare tanto tranquilla, e invece pullula di cadaveri. Dietro le case linde, c’è sempre del marcio. Per fortuna, in quella contea c’è Tom Barnaby, onesto, moralista, quasi noioso. Ospite al Roma fiction fest, l’attore che lo interpreta, John Nettles, ha spiegato come la forza del personaggio sia proprio la sua normalità, il suo essere privo di qualsiasi vezzo o tic tanto di moda nel genere (e soprattutto oggi in tv). Al Roma fiction fest, l’attore ha mandato in visibilio la platea imitando la regina (è stato incluso nella lista d’onore degli invitati per il compleanno della sovrana). Si sono viste occhiate complici tra diverse attempate signore sedute nella sala. Perché Barnaby è una piccola salvezza, tanto per le signore davanti alla tv quanto per i signori della tv. La leggenda, confermata, vuole che Barnaby sappia risolvere non solo i suoi casi, ma anche i buchi di palinsesto. Basta piazzarlo quando manca qualcosa, e il risultato di share è sempre assicurato: Barnaby non tradisce mai, e nemmeno il suo pubblico. Piccoli segreti di piccoli successi intramontabili, sempre godibili, qualche volta inspiegabili.

Scherzare con garbo
A proposito di signore di una certa età. Ero sintonizzata su Velone, e mi chiedevo perché sulla tv italiana sia così difficile oggi raccontare storia senza ammiccamenti, concorsi, doppi sensi. Le velone sono signore per bene, tutte con un passato alle spalle che vogliono raccontare. È una sorta di rivincita. C’è la vedova che, dopo tanti sacrifici, ha di nuovo trovato un nuovo compagno, uno di 20 anni più giovane, perché non è vero che non si può far l’amore a una certa età. Ce n’è un’altra che da preside ha combattuto la droga negli anni 80, pattugliando la sua scuola nonostante una certa resistenza dei suoi colleghi professori. C’è, infine, quella che racconta la sua esperienza di lavoro da un notaio con le mani lunghe, dal quale è riuscita sempre a sfuggire. Per fortuna che c’è Iacchetti e non Mammuccari, altrimenti le tapine sarebbero continuamente derise. Iacchetti ha un atteggiamento paternalistico, quello tipico che si ha verso bambini, stranieri del terzo mondo, donne (di quasi tutte le età). Alla signora col fidanzato giovane dice: «Ah, ma allora non solo noi vogliamo le giovinetti, ma lo sa che il suo compagno è più giovane di me? E io e lei cosa potremmo combinare?». Possibile che con questo materiale umano non si possa confezionare un altro programma? Non per forza noioso, ma capace semplicemente di raccontare queste storie con rispetto senza poi trasformare le protagoniste in ballerine ridicole. O solo lo sberleffo paternalistico permette di mettere in scena in questa tv un barlume di umanità?

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