Articolo
19 agosto 2010
Parlato e Dalla Chiesa fuori dal coro
Un ministro pericoloso
Francesco Cossiga se ne è andato. Aveva la sua età e se c’è dispiacere è soprattutto per la perdita della sua, talvolta pericolosa bizzaria. Era – a mio parere – soprattutto persona bizzarra. Ma anche pericolosa. Da ministro degli interni ordinò la più violenta repressione contro i movimenti giovanili e studenteschi. (...) Singolare il suo comportamento da ministro degli interni, quando nel marzo del 1978 ci fu il rapimento di Moro. Costituì subito due comitati di crisi, nei quali molti dei componenti facevano parte delle P2, compreso Licio Gelli, sotto il falso nome di ingegner Luciani. (...) La vecchia massima «lo stile è l’uomo» si addice straordinariamente al nostro Francesco Cossiga. In ogni modo «parce sepulto»; i politici contemporanei fanno quasi rimpiangere la bizzarria dell’uomo».
Valentino Parlato (il manifesto)
Una cultura golpistica
«Sarò onesto: non mi mancherà. Guai se la pietà per la morte offuscasse la memoria e il giudizio che la memoria porta con sé. Non esisterebbe più la storia. E dunque, parlando di Francosco Cossiga, rifiuterò ogni metodo che gli fu alla fine più congeniale: quello di ricordare i morti diffamandoli, dicendo di loro cose dalle quali non potevano difendersi. (...) mi scandalizzavo nel vedere un capo dello stato giocare soddisfatto al picconatore, conducendo una massiccia attività di diseducazione civica. Quando poi Cossiga mi mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle forze armate, pensai che la misura era colma. Che l’uomo esprimeva una cultura golpistica».
Nando Dalla Chiesa (il Fatto)
L’inventore di Dagospia
«Un padre, una guida spirituale. E lo dico fuori dalla retorica». Era una fonte preziosa per Dagospia. «Fonteee?? Lui era Dagospia!». Ti dava le notizie. «Mi dettava i pezzi. E faceva l’aiutante (...) mi aprì gli occhi sul fatto che ormai l’economia aveva preso il sopravvento sulla politica. Mi fece capire che il potere non è quello visibile, ma quello che sta sotto. (...) Gli dissi: “non ho le spalle abbastanza larghe per fare certi attacchi”». Risposta? «“Sanno benissimo che devono cercare me”». E come lo sapevano? «Il suo stile era la sua firma: pugno sardo in guanto democristiano». Le famose picconate? «C’è un prima e dopo Cossiga. Con lui scomparve il “pastone” in politichese, perché lui colpiva l’avversario dritto in testa. Diede il “la” a un grande cambiamento epocale: il passaggio della politica dei partiti e degli ideali, a quella delle faccende. Oggi se uno ti è antipatico non lo voti».
Roberto D’Agostino intervistato da il Giornale
Era la prima repubblica
«In una lettera Cossiga ricorda con rammarico quelle sue “picconate”. La sto leggendo in questi giorni. C’è scritto: “spero di poterti un giorno vedere insieme al carissimo Formica per ricordare insieme i bei tempi della Prima repubblica. Contro la quale, e me ne pento, negli ultimi anni della mia presidenza ho così fortemente combattuto. La mia unica giustificazione è che all’epoca non avevo previsto cosa sarebbe stata la Seconda repubblica”». Emanuele Macaluso intervistato da il Riformista

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