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28 agosto 2010

Alemanno fa i conti con la propaganda

Il sindaco di Roma è alle prese con questioni più urgenti come quella dei campi nomadi nella Capitale
Il Campidoglio si farà carico del funerale del piccolo Mario, il bambino di tre anni morto carbonizzato in un rogo scoppiato govedì in un campo abusivo della Magliana, a Roma. Le ruspe lo hanno smantellato anche se i nomadi che lo abitavano non volevano andarsene per timore di essere espulsi o di rimanere senza sistemazione.
In via Morselli si è compiuta una tragedia che rimanda a un nodo delicato, difficile da risolvere a dispetto della propaganda, che pure in una campagna elettorale tutta giocata sulla sicurezza, Alemanno aveva non poco cavalcato. Anche se all’indomani della sua elezione a sindaco della Capitale aveva annunciato lo sgombero a tappeto dei campi abusivi, inevitabilmente di campi abusivi ce ne sono ancora, perché la notevole offerta di lavoro nero tende a farli germinare.
Oggi le associazioni ne denunciano centinaia in condizioni al limite.
I primi sgomberi del nuovo corso targato Alemanno sono stati mediaticamente muscolari: sbrandamenti all’alba, polizia, metodi spicci culminati nell’irruzione mattutina nella fossa del Canalone (l’area dell’ex Casilino 700) che ha provocato le proteste di Amnesty International e la vigilanza dell’Onu per ragioni di rispetto dei diritti umani. Già con il Casalino 900 – lo storico e invivibile campo romano – è andata leggermente meglio. Col tempo il sindaco non ha perso l’abitudine agli sgomberi forzati (che non di rado hanno riguardato cittadini italiani) ma a poco a poco ha moderato i toni e cominciato a cercare l’accordo con le comunità rom e un minimo di interlocuzione – a tratti anche aspra – con le associazioni, soprattutto cattoliche, che se ne occupano.
E le espulsioni? Fatte, ma senza forzature e in numeri decisamente inferiori a quelli dei tempi elettorali.
Alemanno ha affrontato la questione con il contestato piano nomadi annunciato un anno fa: entro il giugno 2010 via i nove campi tollerati e gli 80 abusivi e predisposizione di 13 villaggi attrezzati (due di nuova costruzione) per accogliere circa seimila rom, in una città che ne ha censiti circa settemila e dove se ne stimano almento diecimila.
A oggi, la giunta, oltre a una serie di microaccampamenti, ha sgomberato la fossa del Canalone, il Casilino 900, La Martora e per fine settembre ha in programma il campo riconosciuto ma ormai fatiscente di Tor De’ Cenci, peraltro situato in una zona, il XII municipio, di forte radicamento elettorale di Alemanno.
Gli sgomberati vengono trasferiti nei campi attrezzati che però sono già ai limiti della capienza e così, per esempio, il campo di Salone (Ponte di Nona) è passato da 700 a circa mille ospiti. Il che vuol dire densità abitativa altissima, forti disagi, riduzione netta degli spazi di socializzazione di gioco per i bambini. Situazioni che possono arrivare ad esplodere.
Ma, soprattutto, la strategia scelta è quella del lontano dagli occhi, lontano dal cuore. I campi attrezzati sono tutti fuori dalla città, distanti da un eventuale posto di lavoro, dalle scuole per i bambini, da luoghi di formazione per gli adulti. E le aree di nuova costruzione saranno anche loro lontane, la prima forse in una zona disabitata ai confini fra la provincia di Roma e quella di Rieti. Il sindaco ha comunque in mente un grosso progetto per l’integrazione scolastica e lavorativa.
Ma non abbandona la logica emergenziale dei campi per sostituirla a strategie più mirate e definitive: aree dedicate, piccoli moduli abitativi, case per le famiglie nella città. Che, del resto, in un sondaggio commissionato dal comune, fa sapere di sentirsi più sicura. Segno che, nonostante tutto, la propaganda paga.

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