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31 agosto 2010

Franceschini frena sulla proposta di D'Alema

«Tre mesi fa scegliemmo il doppio turno»

Torino

«La stagione della litigiosità si è chiusa con la nascita del Pd». Dario Franceschini tranquillizza così la base democratica che affolla la Festa democratica di Torino.
Nessuno ha intenzione di riaprire quel capitolo, semmai «dobbiamo proseguire l’incontro delle culture riformiste, anche quelle che hanno deciso di non entrare nel nostro partito, per ricostruire un campo di governo».
Il progetto del nuovo Ulivo prospettato da Bersani e condiviso dal capogruppo non sarà quindi l’ennesima ammucchiata anti-berlusconiana.
Per essere ancora più chiari, «Fini è e resterà un nostro avversario », ma se Berlusconi volesse portare il paese al voto per rafforzare oltre i limiti i propri poteri, sarebbe un dovere dell’opposizione quello di «dare una risposta d’emergenza, chiedendo a tutte le forze disponibili di costruire un campo comune per fermare questo disegno».
Nessuna paura del voto, quindi, anzi «per noi sarebbe un giorno di festa». Ma Franceschini non nega che «sarebbe un errore per il paese tornare a votare con questa legge elettorale, le cui distorsioni sono tutte funzionali al progetto berlusconiano ».
Ma qual è l’alternativa al Porcellum offerta dal Pd? L’ex segretario non chiude la porta a una discussione, ma a chi come D’Alema rimette in campo il modello proporzionale tedesco, ricorda con fermezza che una decisione è stata già presa, appena tre mesi fa: «Io mi rifaccio a quanto votato dalla nostra assemblea nazionale, cioè un modello che richiama il doppio turno alla francese, che concilia la governabilità con la rappresentanza.
La priorità resta quella di restituire agli elettori il diritto di scegliersi gli eletti, preferibilmente con il collegio uninominale».
Non è il momento, però, per dividersi su questo.
Anzi Franceschini rimbrotta chi («giovani e meno giovani », richiamandosi alla recente intervista rilasciata da Matteo Renzi) alimenta i dissidi interni al partito: «Le discussioni sui giornali in questo momento sono da irresponsabili.
I rischi che corre la democrazia italiana sono talmente profondi che c’è bisogno della massima compattezza da questa parte. Non regaliamo le nostre divisioni a una destra frammentata». Piuttosto, il Pd dovrebbe concentrarsi sulla necessità di definire le proprie priorità programmtiche, alternative a quelle della destra.
Franceschini fa due esempi: «Un welfare universale per i lavoratori, stabili o precari che siano, e più investimenti su scuola, ricerca e innovazione ».
E dialogando con i lettori de la Stampa il capogruppo dem a proposito delle primarie dice così: «La nostra scelta è per le primarie, ho sempre difeso questa linea, la via maestra sono le primarie non si può togliere agli elettori la sovranità nel scegliere il leader.
Ed è normale che sia il leader partito più grande il candidato naturale, poi c’è anche la politica». Specificando: «Non voglio infilarmi in questo dibattito senza sapere quando saranno le elezioni, partiamo con un anticipo assurdo in una divisione tra noi su chisarà il candidato».

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