31 agosto 2010
Perché il Pd
deve battersi
per i collegi
Su un punto Bersani non transige, lo ha ripetuto duramente anche ieri, e ha ragione: nel Pd si discuterà sempre molto liberamente, ma è obbligatorio farlo nell’interesse comune di quella che lui chiama “la ditta”.
Non c’è dubbio allora su dove sia l’interesse del Pd – in aggiunta all’interesse della democrazia italiana – nella discussione sulla legge elettorale. Guardando alla sua storia e alle sue caratteristiche, al meglio che il Pd sa dare in termini di classe dirigente, il partito di Bersani dovrebbe gettare tutto se stesso nella battaglia per il ritorno al sistema dei collegi uninominali, riaperta dall’appello (primi firmatari Ichino e Baldassarri) pubblicato anche da Europa.
Le possibilità che la legge elettorale possa cambiare prima della fine di questa legislatura sono poche ma ci sono (come spiega oggi Europa all’interno occupandosi della Lega).
Comunque, occorre battersi: su questa esigenza le opposizioni sono unite e non può esserci dubbio su dove penda l’opinione degli italiani, ai quali nel 2006 il centrodestra sottrasse in maniera brutale il potere di scegliere i propri rappresentanti (questo a proposito di chi cambierebbe le leggi solo per alterare l’esito del voto, come blatera ogni giorno Bossi).
Si discuta allora sul modello, specchio del sistema politico al quale si vorrebbe arrivare. D’Alema torna a puntare sul sistema tedesco, che secondo lui avrebbe maggiore coerenza con la realtà italiana e il pregio di aprire varchi nel centrodestra.
La seconda cosa è da vedere, la prima rischia invece di essere un’analisi di corto respiro: l’opportunità di fare spazio a un terzo polo vale nella contingenza di liberarsi di Berlusconi (e forse neanche, vedasi ipotesi di ampia Alleanza per la Costituzione). Quando non ci sarà più Berlusconi, tornerà a essere fortemente desiderabile uno schema di alternanza fra un centrosinistra riformista e un centrodestra costituzionale, impegnati a sfidarsi città per città, collegio per collegio, in un confronto sulle capacità dei singoli candidati nel quale – per di più – l’Ulivo ha sempre avuto un vantaggio, addirittura scientificamente rilevabile.