2 settembre 2010
Narrativa
Il dio del grano che ferì Chicago
«La cultura era un’attività marginale, Chicago, come diceva il suo massimo poeta Carl Sandburg, era la città «dalle grosse palle», la letteratura autoctona produceva romanzi come The Pit (del 1903) di Frank Norris sugli speculatori del grano». Così Fernanda Pivano, nell’aprile del 2005, raccontava la Windy City, prima dell’avvento del rinascimento di Saul Bellow (della cui morte la poetessa italiana tesseva l’insensatezza).
Ora, a più cento anni dalla comparsa sulla scena americana, The Pit, (La fossa) tradotta in “Chicago”, viene data alle stampe dalla casa editrice milanese Medusa. È la storia di Curtis Jadwin, self-made man, immobiliarista di successo nonché grande speculatore (le cose andavano insieme anche molto tempo prima dei mutui subprime) che in un batter d’occhio si ritrova a essere acclamato come il più grande investitore di La Salle Street, cuore del Pit, la zona dedicata allo scambio del grano. È il grano, la divinità che alimenta i sogni e i rovesci di tutti i personaggi di Frank Norris: vita breve (1870- 1902, il romanzo uscì postumo), figlio di un uomo d’affari e di un’attrice; corrispondente di guerra in Sudafrica (dove coprì la guerra dei boeri); aspirazioni di romaziere naturalista, alla Emile Zola.
Norris lasciò incompiuto il suo progetto: il “ciclo del grano”, tre romanzi che dovevano tracciare l’America (e l’Europa) attraverso la lotta incessante tra forza primigenia della terra e forza avanzante della macchina.
Quando The Pit uscì, nel 1903, ebbe uno straordinario successo commerciale. Non poteva essere altrimenti in una città fondata proprio sul commercio. Già negli anni Quaranta dell’Ottocento, Chicago era diventata il principale porto del mondo per il commercio dei cereali che dal bacino granario del Mississippi venivano esportati via mare attraverso i Grandi Laghi.
Fu nella metropoli dove centocinquanta anni dopo doveva affermarsi un certo Barack Obama, che nel 1848, Chicago costruì il primo “grain elevator”, l’elevatore per cereali, uno dei soggetti preferiti dalla pittura americana. Nel 1858, ne erano in funzione ben venti, che caratterizzavano la skyline di Chicago, come faranno in seguito i grattacieli della scuola di Adler e Sullivan, al punto che sempre Sandburg descrisse la città ventosa come una «catasta di grano».