3 settembre 2010
Berlusconi osserva il Colle e vede Mao
Napolitano infierisce sul premier (ad interim), lui può solo incassare
E se oggi “maramaldeggiasse” su Silvio Berlusconi chiedendogli conto dello stato di realizzazione del Ponte sullo stretto? Dopo il severo sfottò sull’ingloriosa fine della legge sulle intercettazioni – che era parsa una voce presidenziale dal sen fuggita – ieri il presidente della repubblica Napolitano è tornato ad utilizzare esattamente lo stesso anomalo registro comunicativo del giorno prima. «Sapete che fine ha fatto quella legge?», aveva segnalato il capo dello stato alludendo al binario morto su cui s’è accasciato l’ennesimo mostro giuridico Alfano- Ghedini. Ventiquattr’ore dopo, Napolitano ha dato al premier un’altra botta sulla testa. Un cronista gli chiede se ha notizie del successore di Scajola (delle cui dimissioni si celebra domani i quattro mesi) e se occorre un nuovo ministro e lui risponde sarcastico: «Lei crede? Va bene, allora passo la voce».
Ecco. Se Giorgio Napolitano non fosse Giorgio Napolitano, se non fosse il riformista a 24 carati che è, un pilastro della “destra” del Pci d’un tempo, verrebbe da pensare che al rientro dalle ferie il capo dello stato sia sia convertito all’indimenticabile massima di Mao-Tse-Tung: «Bisogna bastonare il cane che affoga».
Così la pensa Berlusconi: «Mi fanno la guerra dei nervi». Il Cavaliere sente crescere il pressing su di sè e barcolla: ieri a stento s’è trattenuto dal replicare al colpo (frenato da Gianni Letta) e non ha alcuna intenzione di finire affogato. Ma è lui che s’è buttato in mare senza saper nuotare e senza la ciambella.
Turlupinato dalle rassicurazioni di La Russa e Gasparri sull’inconsistenza dei finiani, il Cavaliere si ritrova ora a che fare con un truppone di rivoltosi che ha già trasformato il parlamento – ancora chiuso per ferie – nel suo Vietnam. Figurarsi alla riapertura. E poi c’è Tremonti che continua a tenergli chiuse le casse. Ma perché Napolitano infierisce su un premier che si sente assediato in casa, circondato di incapaci, che sospetta di Bossi e di Tremonti? Nelle ultime esternazioni di Napolitano, Berlusconi legge l’inevitabile reazione d’insofferenza del Quirinale per le sue troppe bugie e furbizie.
Ma ieri il Cavaliere ha colto un assai più insidioso aspetto dell’“offensiva” del Colle, che l’ha richiamato alla sua responsabilità di governare il paese e la sua maggioranza. A Berlusconi spetta l’iniziativa: dunque agisca.
È un totale rovesciamento dell’immagine mediatica che Berlusconi vuole dare con il ritornello: «Vediamo che fa Fini». Piuttosto, vediamo che fa Berlusconi. A Berlusconi spetta decidere se confermare o meno i finiani alle presidenze delle commissioni parlamentari tra pochi giorni, a lui se espellere o meno i dissidenti finiani dal Pdl, se fare o no un congresso, se cambiare o no il vertice del Pdl, a lui decidere se insistere sull’amnistia mascherata del processo breve o invece cercare altre vie.
Lui deve decidere, non Fini. Perciò il Pdl soffre e ribolle: perchè o Berlusconi non decide o decide per il peggio. Tra gli ex forzisti cresce il malumore contro i consiglieri Ghedini-Alfano, che anzichè spingere il Cavaliere nei mesi scorsi a concentrare tutte le energie sul varo del Lodo-bis costituzionale (lo scudo che esiste anche in altri paesi europei e occidentali), l’ha infilato nel vicolo cieco del processo breve.
Il premier si sente all’angolo. Ieri sentir parlare Napolitano di federalismo «garanzia dell’unità nazionale», con Calderoli che ringrazia e inneggia al Quirinale e Bossi che dice «le elezioni per adesso non le vedo», l’ha depresso più che mai. Anche Fini, dopo le parole di Napolitano sul federalismo, dovrà frenare i toni a Mirabello su Bossi e sul federalismo: un Fini non incendiario, altra sventura per Berlusconi.