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4 settembre 2010

Letta: «Ecco cosa ci aspettiamo da Fini»

Sale l’attesa per il discorso di domani a Mirabello. Nel Pd c’è chi è disposto, in caso di forzatura, anche ad allargare l’alleanza ai finiani
«Aspettativa forte» e «attenta curiosità». Sono i sentimenti prevalenti con cui il Pd guarda a quanto accadrà domani a Mirabello, quando Gianfranco Fini tornerà a parlare pubblicamente di politica, dopo lo scarno e duro comunicato letto all’Hotel Minerva il 30 luglio scorso. Aspettativa che la rottura consumatasi sia formalizzata, curiosità sui contenuti programmatici e politici che ne costituiranno l’ossatura.
«Fino ad ora non ci sembra che i tentativi di riappacificazione abbiano portato a risultati concreti» osserva il vicesegretario Enrico Letta, che prevede un «approfondimento » della frattura avvenuta nel Pdl. «Ascolteremo le parole di Fini con grande attenzione. Ci auguriamo che la formalizzazione della rottura vada oltre gli aspetti personali, che pure sono – e sono stati – importanti in tutta questa vicenda. Pensiamo ai temi della giustizia, del federalismo, alle questioni economiche, alle mancate nomine, non soltanto a quella, gravissima, del ministro dello sviluppo economico, ma anche a quelle alla Consob e all’Antitrust, fondamentali organismi di garanzia che la diffidenza di Berlusconi inchioda allo status quo». Il riferimento è al fatto che il presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, da tempo il candidato più accreditato alla guida della Consob, resta dov’è perché la nomina del suo successore dovrebbe passare attraverso un accordo tra i presidenti delle camere.
Il Pd sarà molto attento alle conseguenze della rottura nel Pdl, sia che essa produca uno stato di guerriglia parlamentare permanente, sia che Futuro e libertà diventi un vero e proprio partito che si muove a tutto campo. «Se Berlusconi e la Lega – ha detto l’altra sera la presidente Rosy Bindi ai microfoni di Telelombardia – dovessero portare il paese alle terze elezioni in sei anni, allora noi proporremmo a Fli un’alleanza per la democrazia. Staremo con tutti coloro che sono disponibili a salvare questa costituzione». Bindi ha poi precisato di non aver voluto configurare nessuna «ammucchiata» e di essersi riferita all’eventualità di «una prova di forza» da parte di Berlusconi e di «attacco alla Costituzione». E il segretario Pierluigi Bersani ieri ha tenuto a distinguere tra l’«alleanza del Nuovo Ulivo» e la «proposta larga» sulle «regole del gioco», rimarcando che questi due aspetti possono collegarsi «in caso di emergenza».
Pur con tutti i puntini giusti sulle “i” e senza pressing che potrebbero risultare imbarazzanti per alcuni e indigeribili per altri, è comunque un fatto che il Partito democratico non è – e non potrebbe essere – indifferente a quanto si muove dalle parti del presidente della camera, umori differenti compresi. Ieri sembravano prevalere le dichiarazioni delle “colombe”, mentre da settimane tace la presidente della commissione giustizia (dunque titolare di una materia “sensibile”), Giulia Bongiorno, ma chi l’ha incontrata in questi giorni la descrive come «molto determinata» a seguire Fini e pronta anche alla rottura definitiva.
Altro tema qualificante sul quale il presidente della camera potrebbe scegliere di mandare un segnare importante all’opposizione è la riforma della legge elettorale: l’ex leader di An è sempre stato un bipolarista, mentre i suoi potenziali alleati nel “terzo polo” (Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli) sono fautori del sistema proporzionale tedesco. Quanto al Pd, come si è visto nei giorni scorsi, c’è chi vorrebbe rimettere in discussione la scelta dell’assemblea nazionale per l’uninominale a doppio turno. Una presa di posizione dei finiani in un senso o nell’altro potrebbe fare la differenza.

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