gwcached,12
gwcached,12

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in Interni
17 settembre 2010

Scandali in salsa padana. La Lega diventa ladrona?

Se tre indizi bastano per fare una prova, figuriamoci quattro. L’estate 2010 ci restituisce una Lega Nord dall’immagine molto diversa da quella linda e pinta che si è faticosamente costruita negli ultimi dieci anni. Quattro casi, diversi fra loro, mostrano come il Carroccio ormai sia un partito come tutti gli altri, che deve fare i conti con gli effetti nefasti della seduzione del potere. Dai concorsi pubblici truccati per far vincere le proprie militanti alla parentopoli in puro stile democristiano, dall’auto blu per andare in vacanza con la fidanzata alle foto compromettenti con i boss della ’ndrangheta. Con gli uomini di Bossi che non possono neanche nascondersi dietro il logoro stereotipo degli integri padani che vengono corrotti dagli ammaliatori palazzi romani. Tutti questi casi sono capitati nel profondo Nord.
Vediamoli uno per uno, a cominciare dall’ultimo in ordine di tempo. Ieri Tommaso Labate sul Riformista ha ben spiegato la vicenda di un concorso per otto impiegati di concetto per la Provincia di Brescia. Tutto comincia a fine dicembre 2008: le candidature sono oltre settecento, ma alla prima prova, quella scritta, si presentano in 240. A fine ottobre del 2009 escono le graduatorie, che vedono 38 ammessi al passo successivo, la prova orale.
Di questi, l’anno dopo, otto vengono decretati vincitori. Qui però comincia il bello: la provincia è in mano al leghista Daniele Molgora nonché sottosegretario all’Economia; e sono leghisti ben cinque vincitori su otto. O meglio leghiste. C’è la figlia di un candidato alle ultime regionali, la nipote di un assessore provinciale all’istruzione, la moglie del vicesindaco di Brescia e due collaboratrici dell’assessore provinciale alle attività produttive. Non c’è che dire: un pokerissimo verde per i leghisti bresciani.
Lo scandalo arriva poco dopo lo scoppio di una vicenda abbastanza simile in Piemonte, ossia la parentopoli che ha visto protagonista l’emergente Roberto Cota. Alla sua corte, ad esempio, lavora la figlia del capogruppo della Lega in consiglio regionale Mario Carossa, così come assieme al braccio destro del governatore, l’assessore Mario Giordano, lavora la moglie del responsabile comunicazione dello stesso Cota. Un andazzo che alla regione si replica anche per gli altri partiti: tantissimi i casi nel Pdl, anche se alla fine il virus contagia anche i micropartiti della maggioranza come quello dei Pensionati e dei Verdi-Verdi.
Quando non c’è da sistemare un parente, ai leghisti piace scorazzare in auto blu. È il caso di Edouard Ballaman, presidente del consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, costretto alle dimissioni perché amava utilizzare la propria auto di servizio per fini personali. Come le vacanze a Caorle assieme alla moglie oppure le corse da e per l’aeroporto in occasione del viaggio di nozze. In tutto si tratterebbe di una settantina di escursioni a carico dei contribuenti in poco più di un anno e mezzo, dal maggio 2008 al marzo di quest’anno.
Non si è invece dimesso da consigliere regionale il giovane leghista Angelo Ciocca, che anzi ha potuto godere del perdono di Bossi in persona che non ha voluto «buttarlo fuori», per usare le sue stesse parole. Nonostante quello di Ciocca sia il caso più imbarazzante per il Carroccio. A luglio il consigliere pavese è finito nell’indagine dei magistrati milanesi sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta al Nord. Sebbene ancora formalmente non indagato, Ciocca viene fotografato mentre incontra il boss Pino Neri: gli inquirenti ipotizzano che l’oggetto dell’incontro fosse la vendita a Ciocca di un appartamento a un prezzo vantaggioso in cambio dell’interessamento a far eleggere un proprio candidato.

commenti (0)


INSERISCI UN COMMENTO:

nome
email
link

commento




gwcached,12

gwcached,12

gwcached,12