13 ottobre 2010
Un dicastero per la dottrina Ratzinger
Papa Benedetto XVI ha pubblicato il motu proprio Ubicumque et semper che istituisce il nuovo “Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione”. Il documento era atteso, e la sorpresa potrebbe riguardare la struttura data dal papa al nuovo organismo della curia romana, che al momento prevede alla sua guida “un arcivescovo presidente” e non (come invece ci si attendeva per monsignor Fisichella) la porpora di un cardinale.
Il linguaggio usato dal motu proprio dice molto dell’impostazione data a questo nuovo strumento di evangelizzazione della Curia romana.
Benedetto XVI parla di «fenomeno del distacco della fede», di «perdita del senso del sacro», e coniuga al negativo (come liberazione dalla fede, dalla morale naturale, dalla rivelazione divina) il termine «liberazione » – un termine che nella storia della politica dottrinale di Ratzinger ricopre un ruolo preciso, specialmente negli anni Ottanta della repressione della teologia latinoamericana postconciliare. Benedetto XVI fa un implicito accenno alla Gaudium et spes del Vaticano II «per la questione della relazione tra la Chiesa e questo mondo contemporaneo», e ricostruisce la storia dell’idea di una «nuova evangelizzazione» tra i pontificati di Paolo VI e di Giovanni Paolo II. Quanto all’ambito della missione di questo nuovo Pontificio consiglio, il motu proprio del papa indica «le chiese di antica fondazione» e «che vivono in territori tradizionalmente cristiani». Il nuovo organismo è presieduto da un arcivescovo (e non da un cardinale, diversamente dalle altre congregazioni e consigli della curia romana) e dovrà lavorare «in stretta collaborazione con le conferenze episcopali interessate». Non molte indicazioni in più sono venute da monsignor Fisichella, che ha presentato il motu proprio del papa rimarcando gli elementi dell’analisi della situazione della chiesa oggi in Occidente: distacco dalla fede, indifferenza religiosa, ateismo di fatto, relativismo, secolarismo, individualismo, soggettivismo. In risposta a questa situazione, che coinvolge «soprattutto le chiese di antica tradizione» ma non solo, il nuovo Pontificio consiglio dovrà «elaborare un pensiero forte in grado di sostenere un’azione pastorale corrispondente», in particolare facendo ricorso ai «contenuti teologici e pastorali del magistero degli ultimi decenni» e al Catechismo della Chiesa Cattolica, definito «uno dei frutti più maturi delle indicazioni conciliari ».
Alcune domande rimangono per ora senza una chiara risposta. La prima riguarda le coordinate geografiche di questo “nuovo slancio missionario”: solo le chiese d’Occidente (Europa, Americhe, Australia?), così da creare un contrappeso al ruolo storico della congregazione di Propaganda Fide creata da Gregorio XV nel 1622? La struttura in dote al nuovo Pontificio consiglio per ora non sembra paragonabile alla potenza di Propaganda Fide. Una seconda questione riguarda il rapporto tra il nuovo organismo e le conferenze episcopali nazionali e i vescovi locali, dato che il magistero papale di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI ha limitato drasticamente (specialmente dal motu proprio del 1998 Apostolos Suos in poi) la voce degli episcopati locali: sarà interessante vedere come questo nuovo organismo inciderà su episcopati (come quello degli Stati Uniti) teologicamente in linea con la lettura dell’Occidente data da Benedetto XVI, ma non sempre felici di vedere la propria autorità ulteriormente limitata da quella di Roma.
Indicativa è la citazione del 2012 non come il cinquantesimo anniversario del Vaticano II, ma il ventennale del Catechismo universale. La proposta di un nuovo Catechismo era stata ignorata dal Concilio, e ripresa da Giovanni Paolo II dopo il Sinodo straordinario del 1985, che contribuì ad elevare la “dottrina Ratzinger” a caposaldo della politica dottrinale della chiesa post-conciliare. In attesa del nuovo libro-intervista di Benedetto XVI con Peter Seewald, per ora basti rileggere un passaggio di un articolo del teologo Ratzinger del 1975: «La mancanza di chiarezza circa il vero significato del Vaticano II è strettamente legata alla diagnosi del mondo moderno data dalla costituzione Gaudium et spes».
Il motu proprio papale sottende questa lettura di Gaudium et spes e fa del Catechismo universale (per tramite del nuovo Pontificio consiglio) la reazione contro «l’ingenuo ottimismo» che Ratzinger ha sempre rimproverato a Gaudium et spes. Il giovane Karol Wojtyła fu uno dei più importanti autori di quel documento conciliare: da oggi hanno altra materia da romanzo i cultori del dibattito su cattolicesimo ed “ermeneutica della continuità/discontinuità”.