28 ottobre 2010
Nazareno, fortino assediato?
I sondaggi in picchiata e i “rottamatori” di Firenze agitano i vertici del Pd
Quel 24,2 per cento al quale l’Ipsos di Nando Pagnoncelli ha inchiodato il Partito democratico martedì sera davanti alle telecamere di Ballarò non è stato certo un buon segnale per Bersani. Dal canto suo, il segretario può contare su un indice di gradimento personale tutto sommato soddisfacente (nettamente davanti a Berlusconi, Casini e Di Pietro, ma dietro a Tremonti, Montezemolo, Vendola e Fini), ma questo non basta certo a placare i più critici sulla sua linea.
A dire il vero, la minoranza – il Movimento democratico – non affonda il colpo più di tanto: Stefano Ceccanti nota che «siamo a percentuali da Ds», Beppe Fioroni invita a non essere «ossessionati da quei consensi che alla nostra sinistra si frammentano e non si ampliano », sostenendo che comunque «per fare questo non è mai troppo tardi». Anche Marco Follini, che pur essendo critico con l’attuale linea del Pd non è tra i “75”, ritiene «evidente che la spinta a sinistra non fa lievitare il consenso del Pd».
I franceschiniani di Area democratica si chiudono a riccio attorno al segretario, anche se al loro interno qualche malumore c’è, per il ritardo in alcune nomine di vertice concordate con il segretario. Più critico è Antonello Soro, che chiede un «generoso rinnovamento della classe dirigente del partito».
In fin dei conti, però, Bersani non può certo contare su un clima interno particolarmente sfavorevole. Ad agitare le acque, semmai, è la premiata coppia Renzi-Civati, impegnata a promuovere l’iniziativa fiorentina del 5-6-7 novembre e per questo poco esitante nell’attaccare la dirigenza da «rottamare ». Alle polemiche sul presunto spostamento di data dell’assemblea dei circoli per coprire l’appuntamento di Prossima fermata: Italia, il Nazareno preferisce non rispondere, pur spiegando in maniera informale che non c’è stato alcuno slittamento e che quella del 6 novembre era la prima data utile dopo i congressi di circolo e provinciali previsti per ottobre.
Problema risolto? Tutt’altro.
Perché se sui giornali il Pd finisce (quasi) solo per le polemiche interne, se il nocciolo duro democratico si rafforza (ieri una rilevazione Swg segnalava una crescita dei favorevoli alla nascita del partito tra gli iscritti) mentre i possibili elettori continuano a diminuire, se la spinta riformista di Varese sembra essersi già esaurita, qualcosa che non va c’è ancora. Al Nazareno riconoscono una difficoltà oggettiva nei rapporti con il mondo del giornalismo e della cultura più in generale (i firmatari “di sinistra” del Manifesto di ottobre rappresentano un altro sintomo). Il Pd non è percepito come il grimaldello in grado di scardinare una volta per tutte il berlusconismo dal paese e questa impressione viene trasmessa agli elettori che, non a caso, si spostano verso i lidi dell’antipolitica e del “movimentismo” vendoliano o guardano dall’altra parte, verso soluzioni terziste, di matrice finiancasiniana o perfino montezemoliana.
Per questo, Bersani nel corso della campagna d’autunno del partito insisterà, come già ha iniziato a fare in questi giorni, sulla «indispensabilità» del Pd nella costruzione di un’alternativa a Berlusconi. Provando anche a riempire di contenuti la proposta del partito: oggi alla camera il segretario e il capogruppo torneranno sulle proposte di riforma fiscale già approvate a Varese; al contempo, a Rosarno, si apre una due-giorni dedicata al tema della legalità.
Con i tre fine settimana novembrini di porta a porta si cercherà poi di bypassare i media per parlare direttamente agli italiani.
Se nemmeno quello basterà a risollevare i consensi, per il Pd (e per Bersani in primo luogo) il problema si farà più serio, soprattutto se dovesse avvicinarsi l’appuntamento con le urne.