1 febbraio 2006
I buoni risultati economici della capitale trainano anche il
settore degli scambi. Nel mese dei prezzi scontati, ogni
famiglia spenderà circa 500 euro. E preferisce pagare a rate.
«No ai saldi liberi,
rispettiamo le regole»
COMMERCIO
Il presidente di Confcommercio Pambianchi è soddisfatto della stagione di ribassi
L’Italia è in crisi ma l’economia romana è in crescita.
La capitale negli ultimi nove anni ha scalato quattordici
posizioni nella classifica della ricchezza e occupa ora il settimo posto
grazie a tre settori trainanti: turismo, terziario e audiovisivo.
Nel 2004
sono state contate 225.394 imprese con un aumento dell’1,9%. Il prodotto
interno lordo fa registrare un 4,1% contro una media nazionale del 1,3%,
mentre il costo della vita è aumentato del 2,1% contro il 2,2% nazionale. Per
il turismo il 2005 è stato un anno boom: 16,6 milioni di visitatori,
10,75% rispetto al 2004 con un incasso di 4,5 miliardi. Di questo flusso ne
ha sicuramente tratto un importante beneficio anche il commercio, che pure
in alcuni settori ha risentito della crisi. I romani, che hanno un reddito
annuo pro capite di 20.369 euro, continuano a spendere molto in prodotti
digitali (tv, telefonini, decoder, dvd...) con un 10%, mobili ( 3%),
auto (1.094 euro all’anno per famiglia, contro i 1.024 del dato nazionale)
e moto (159 euro all’anno per famiglia, contro o 114 del dato nazionale).
Magari si adeguano alle ristrettezze di questi tempi preferendo sempre di
più gli acquisti a rate: 10% rispetto al 2004. E solo l’1% non rispetta
l’impegno preso.
Il periodo dei saldi è decisivo per i bilanci
dei commercianti, oltre che per gli armadi delle famiglie: si calcola che
dal 14 gennaio, data di inizio delle svendite, al 24 febbraio, i
consumatori spenderanno circa 250 milioni (400 o 500 euro per ogni
famiglia). Per i negozianti le svendite sono una voce pesante nel bilancio:
circa il 35%. Molti approfitteranno di questo periodo per pareggiare un
consuntivo non proprio felice nel 2005, specie nel periodo delle feste
natalizie.
«Questi saldi – illustra Cesare Pambianchi, presidente di
Confcommercio – stanno andando discretamente bene. Dopo l’assalto
iniziale, specie ai negozi di abbigliamento e calzature, l’andamento
rimane buono.
Questo ci convince sempre di più della scelta di distanziare
il periodo dei saldi da quello delle feste. La scelta di partire il
secondo sabato di gennaio è giusta. Procrastinarli ulteriormente invece
rischierebbe di andare in controtendenza rispetto ad altre città come Napoli,
creando una competizione. Prezzi e qualità sono i due criteri chiave:
investire sulla qualità e non sbranarsi sui prezzi».
Da questo però a
liberalizzare i saldi, c’è molta differenza: un passo che secondo il
presidente di Confcommercio non va compiuto. «Liberalizzazione significa
annullamento. Un mercato senza regole non è libero. Le regole di convivenza
ci devono essere e devono essere rispettate. È una garanzia anche per il
consumatore. Ci incontreremo presto con l’assessore regionale per
apportare qualche modifica alle regole, sempre con l’obiettivo di tenere
alta la guardia contro i cosiddetti “taroccamenti”.
Un calo di attenzione
signi- fica in questo momento stendere tappeti rossi agli outlet e alle
multinazionali ».
Il confronto con le grandi catene di distribuzione è
sempre più arduo per i commercianti: che cosa fanno le associazioni di
categoria per organizzare la loro “opposizione”? «Il commerciante
romano, essendo questa città quella che soffre di meno delle grandi crisi
di settore, ha campato un po’ sugli allori e s’è fatto trovare impreparato da
questa invasione della grande distribuzione, che ha scoperto Roma
tardivamente e vi si è avventata.
La nostra battaglia sindacale è mirata a
creare una nuova cultura d’impresa per confrontarsi e ricreare un ricambio
generazionale: i figli dei commercianti non devono diventare manager per poi
lavorare per le multinazionali, ma per proseguire l’attività di famiglia.
Abbiamo stretto un accordo con la facoltà di Economia della Sapienza per
l’apertura di nuovi corsi il prossimo anno, che abbiano proprio lo scopo
di dare una preparazione manageriale in questo settore». La sfida
tra grande e piccola distribuzione non è, d’altronde, un problema solo
romano: «Da una parte ci sono francesi, tedeschi, spagnoli e presto magari
arriveranno gli americani di Walmart – prosegue Pambianchi – e sotto
invece c’è il problema della piccola distribuzione cinese o comunque
orientale, con alcune zone come l’Esquilino completamente acquisite dai
commercianti stranieri. L’economia nazionale deve reagire: non si possono
lasciare interi comparti in mano ad altri, altrimenti non si torna più
indietro. Bisogna tirar fuori un po’ di nazionalismo e proteggere le
attività commerciali locali, attraverso una politica non di barricate ma di
accordi per la produzione, promozione e diffusione del prodotto
locale ».
Tornando all’amministrazione, la questione numero uno che i
commercianti sottopongono al governo della città è sempre quella: il
traffico, la viabilità. «Siamo per la mobilità e per l’apertura della
città – afferma Pambianchi –. No alla politica dei divieti, se non
accompagnata da una politica di parcheggi, nella quale siamo in
gravissimo ritardo rispetto alle altre capitali europee, e di trasporto
pubblico. Parlo delle metropolitane ma anche delle ferrovie: non esiste un
collegamento con Fiumicino, Rieti non ha una stazione, per arrivare a
Viterbo da Civitavecchia è un far west. Bisogna anche allargare
l’ottica alle città satelliti di Roma, che da Mentana a Ladispoli fanno
parte della capitale. In troppi casi siamo arrivati ad affrontare le
questioni all’ultima spiaggia: dal centro agroalimentare all’outlet di
Castelromano al Parco Leonardo, ci siamo accorti solo dopo che queste
strutture poi non erano supportate da un’adeguata rete urbana. Il centro
sappiamo com’è e noi romani lo amiamo così: con le stradine strette, i
sampietrini e i suoi tesori sotto l’asfalto. Ma le strade devono essere
sistemate e i sampietrini rimessi a posto, un po’ alla volta. Così come le
consolari, che sono rimaste come erano ai tempi dei
consoli».
di MARTINO GALARDI