gwcached,11
gwcached,11

Europa.it quotidiano

Articolo
Sei in Primo Piano
23 marzo 2006

Cattolici.
Non un comodo
serbatoio di voti

Tommaso Valentinetti fa il vescovo a Pescara. Quando qualche anno fa venne eletto vescovo di Termoli (lo abbiamo visto, nei giorni del disastro della scuola di San Giuliano, piangere e pregare insieme ai genitori delle piccole vittime) radio-sacrestia attribuì la sua nomina a una sorta di compensazione del sistema ruiniano: a Lanciano, sua città d’origine, andava un vescovo sgradito al presidente della Cei, a Termoli andava un suo pupillo.
Tanto per dire che il manuale Cencelli della Chiesa italiana non pone il Nostro, un biblista, nella lista dei trinariciuti, visto che don Tommaso è conosciuto solo per essere stato un bravo prete nelle parrocchie dove ha lavorato, un bravo vicario generale a Lanciano, un bravo vescovo a Termoli e un già molto amato vescovo a Pescara. Agli inizi del mese ha ricevuto un opuscolo firmato dall’onorevole Sandro Bondi e intitolato I frutti e l%albero. E la dicitura: «Cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della dottrina sociale della chiesa».
Don Tommaso lo ha letto, ci ha riflettuto sopra, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera indignata, e per davvero, a Sandro Bondi.
Se la volete leggere e l’avete persa ieri su Europa, la trovate sul sito di Pax Christi, il movimento internazionale pacifista cattolico di cui il vescovo Tommaso è presidente per la sezione italiana.
Nella nota con la quale spiega agli aderenti di Pax Christi il senso della sua iniziativa, il pacifico, obbediente, mite (e ruiniano, via) don Tommaso spiega: «Non ci sembra che in questi ultimi tempi ci siano state date indicazioni sul ricompattamento dei cattolici in politica.
Vorremmo mantenerci attenti e inquieti (come diceva don Mazzolari), appassionati alla vita reale e quotidiana ». «Un quotidiano che ci lega ai poveri, alla vita delle nostre famiglie, alla vita dei giovani, alla storia degli stranieri, alla fatica degli educatori, alle attese delle donne, all’impegno della società civile, alla testimonianza delle nostre comunità, all’ambiente che ci accoglie e alla terra che ci nutre, alla dignità di ogni cittadino, alla vita di tutte e di tutti». E siccome neanche tra i vescovi una rondine non fa primavera, con parole altrettanto forti monsignor Carlo Caffarra, l’arcivescovo di Bologna (da radio-sacrestia stimato piuttosto pencolante in senso antiunionista), ha chiesto esplicitamente ai suoi parroci di non esporre, o contribuire a distribuire, nessun tipo di propaganda elettorale.
All’editoriale di ieri del nostro quotidiano, quello dedicato alle tesi sostenute da Renato Farina su Libero, mancava forse la citazione che monsignor Valentinetti ha posto in calce alla sua lettera a Bondi (e, pensiamo noi) a chi crede che il pensiero della Chiesa sia simoniacamente disponibile nel patrimonio politico di chiunque. È una citazione di Ilario di Poitiers, un padre della Chiesa del V secolo, che osservava, scoraggiato, «noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga..., non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro». Non è un volo pindarico. Perché, quando si parla di cattolicesimo, bisogna anche ricordare quanto esso sia conscio, e capace, di poter fare “memoria” di eventi che solo gli sciocchi considerano insignificanti. Perché nessuno, in questi giorni, ricorda la settimana sociale di Bologna del 2004?  In tutti i commenti di questi giorni con i quali si tenta, ancora una volta, di trasformare i cattolici nei convitati di pietra delle prossime elezioni non è mai stata ricordata che in quell’occasione i cattolici italiani, per bocca del cardinale Tettamanzi, dissero esplicitamente che «i poteri estranei, come quello delle concentrazioni mediatiche o finanziarie, non hanno nulla a che vedere con la democrazia, la soffocano inesorabilmente e rovinosamente. L’uomo esce a pezzi da un’informazione monodiretta e da una dinamica economica destinata a far crescere un potere nelle mani di pochi».
I furbetti del quartierino erano ancora ai vertici della considerazione sociale e la Chiesa aveva già fiutato come sarebbe andato a parare. Tettamanzi viene dato in pole position per la prossima presidenza Cei. Nel 2004, il suo intervento venne letto come risposta ad un’affermazione del cardinale Ruini che, proprio in quell’occasione, aveva dichiarato che «la nostra democrazia è solidamente radicata e non in condizioni di pericolo». In verità, a Bologna il presidente dei vescovi aveva centrato il suo discorso sulla ormai famosa questione antropologica, la centralità della persona umana e della sua dignità.
Un concetto che la Margherita riassume spesso come fattore U, cioè un nuovo umanesimo comunitario e personalista. È sufficiente “fare memoria” della settimana di Bologna per accorgersi che, come i vescovi Valentinetti e Caffarra hanno dimostrato di aver compreso, l’ultima relazione del cardinale Ruini al consiglio permanente della Cei contiene lo scatto di orgoglio di tutta la Chiesa italiana perché nessuno dimentichi che i cattolici sono cattolici, e non un comodo serbatoio di voti o di alleati da scegliere à la carte.

di VLADIMIR

commenti (0)
Per lasciare un commento registrati o effettua il login in alto.
gwcached,11

tags tags
aggiungi Per aggiungere questo documento al tuo promemoria, effettua il login in alto oppure iscriviti a Weuropa.
condividi condividi
vota su
gwcached,11

gwcached,11