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	<title>Europa Quotidiano</title>
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	<description>Europa quotidiano on line, notizie politiche, informazioni, analisi e blog. Direttore Stefano Menichini.</description>
	<lastBuildDate>Tue, 18 Jun 2013 22:53:47 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Letta si ricarica al G8, ora le misure concrete</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/letta-si-ricarica-al-g8-ora-le-misure-concrete/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:53:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Cascioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
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		<category><![CDATA[Vertice Ue]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>«Torno in Italia carico di energia positiva»: il premier soddisfatto della sua “prima” mondiale. Oggi il Consiglio dei ministri sulle semplificazioni </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/letta-si-ricarica-al-g8-ora-le-misure-concrete/">Letta si ricarica al G8, ora le misure concrete</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In un mese di fuoco come quello di giugno per il governo, Enrico Letta a giudicare dai passi finora compiuti non sta perdendo un colpo.</p>
<p>A cominciare dal “bottino” di Lough Erne che il premier porta a casa avendo in tasca l’appoggio degli altri sette grandi della terra sui temi della crescita e della lotta alla disoccupazione giovanile, da settimane divenuti il <em>leitmotiv</em> del governo italiano. «Torno in Italia carico di energia positiva, sia dagli incontri del G8 che dagli incontri bilaterali, e dalle intese uscite» ha spiegato nel pomeriggio Letta a conclusione della due giorni di vertice prima di tornare a Roma, dove oggi pomeriggio porterà in consiglio dei ministri il disegno di legge sulle  semplificazioni.</p>
<p>Un impegno nel segno della trasparenza e della sburocratizzazione che il premier ha assunto nel suo mandato e che rappresenta il secondo stadio del “missile” del governo messo a punto sabato scorso con il “decreto del fare”.</p>
<p>Dopo la sospensione dell’Imu prima casa, il rifinanziamento dell’ecobonus e degli sgravi per le ristrutturazioni edilizie, dopo lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione e le misure “del fare” che dovrebbero dare una scossa all’economia, oggi il governo darà il via a una prima tornata di semplificazioni comprensive di quattro deleghe su argomenti chiave come, ad esempio, ricerca e istruzione.</p>
<p>Un secondo stadio in attesa di quello che è considerato l’intervento-clou di un giugno che di giorno in giorno diventa sempre più infuocato: il pacchetto lavoro, al quale stanno lavorando congiuntamente sia il ministro Giovannini che il collega Saccomanni, e che sarà varato prima del Consiglio europeo del 27 e del 28 giugno.</p>
<p>E sulla lotta alla disoccupazione, in particolare giovanile, Letta ha incassato una sponda nel presidente americano Obama («che potrà essere utile in altri occasioni»): «Penso che gli europei lo abbiano ascoltato».</p>
<p>E così il G8 ha definito urgenti priorità mondiali sia la crescita che l’occupazione. Un riconoscimento importante che Letta farà pesare al vertice europeo della prossima settimana che, su proposta dell’Italia, sarà dedicato proprio a questi temi. Nonchè al vertice di Berlino del 3 luglio tra i ministri del lavoro dell’Ue.</p>
<p>Letta ieri si è poi soffermato sull’accordo sulla lotta all’evasione fiscale raggiunto nel G8 sottolineando che alla logica della trasparenza è improntata anche l’azione del governo italiano. «Nel corso del G8 è emerso un grande ombrello di accordi, intese e strategie che spigono le politiche del mio governo; ho trovato molte conferme e stimoli forti».</p>
<p>Battaglie che Letta porterà in Italia tanto più che «c’è una fortissima sintonia tra i temi che qui sono emersi e la maggioranza che ha dato fiducia al mio governo», ha sottolineato volendo smorzare l’impatto delle dichiarazioni anti-Europa di Berlusconi (peraltro ieri ridimensionate dal suo autore).</p>
<p>Sui nodi politici il premier non si è mostrato eccessivamente preoccupato, respingendo con garbo l’accusa di inerzia rivoltagli dal <em>Financial Times</em>: «Io lavoro con energia».</p>
<p>E se per il premier italiano lo scambio di informazioni è ormai a portata di mano, tanto che sono stati raggiunti risultati senza ritorno sui paradisi fiscali, sul fronte dei conti pubblici non solo l’Italia non è un paese sorvegliato speciale ma anzi ha i numeri a posto.</p>
<p>«Manterremo gli impegni con l’Europa perchè l’Italia è un paese serio e i paesi seri mantengono i loro impegni», ha spiegato il premier notando che sulla flessibilità dei bilanci in funzione della crescita c’è stata un’importante presa di posizione nel G8. Al punto che il comunicato finale è stato condiviso da tutti, Merkel compresa.</p>
<p><em>@raffacascioli</em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/letta-si-ricarica-al-g8-ora-le-misure-concrete/">Letta si ricarica al G8, ora le misure concrete</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>I Grandi si accordano su crescita e lotta all’evasione, non sulla Siria</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/i-grandi-si-accordano-su-crescita-e-lotta-allevasione-non-sulla-siria/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Raffaella Cascioli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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		<category><![CDATA[disoccupazione giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Letta]]></category>
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		<category><![CDATA[G8]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>In Irlanda del Nord i leader del G8 riconoscono che promuovere crescita e lavoro è una priorità urgente e mondiale. La soddisfazione del premier Letta per un tema posto dall'Italia </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/i-grandi-si-accordano-su-crescita-e-lotta-allevasione-non-sulla-siria/">I Grandi si accordano su crescita e lotta all’evasione, non sulla Siria</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>A volte il diavolo si nasconde nei dettagli e anche a Lough Erne, dove si è concluso ieri il G8, è nell’uso frequente dei condizionali che si cela il rischio che non si vada al di là dell’impegno.</p>
<p>Al termine della due giorni gli otto capi di stato e di governo hanno raggiunto l’accordo, fortemente voluto dal padrone di casa l’inglese Cameron, per un nuovo impulso alla lotta contro il riciclaggio e le società di comodo utilizzate come strumento di evasione fiscale. Tuttavia il frequente uso del condizionale nella dichiarazione di Lough Erne lascia intendere che c’è ancora molto lavoro da fare.</p>
<p>Nella dichiarazione in 10 punti dei leader del G8 c’è stato sì l’impegno a mettere in campo lo scambio automatico delle informazioni per combattere la piaga dell’evasione fiscale, ma appare più una dichiarazione d’intenti. E, questo, nonostante gli 8 paesi più industrializzati del mondo sostengano che «le società dovrebbero sapere chi realmente le controlla e le autorità che si occupano dell’esazione e i legislatori devono essere in grado di ottenere delle informazioni facilmente».</p>
<p>Si tratta di un importante passo in avanti tanto più sulla base della piattaforma Ocse, anche se non definitivo visto che sarà sul tavolo del G20 del 5-6 settembre di San Pietroburgo. Ed ancora i leader hanno trovato l’intesa sul rifiuto a pagare riscatti in caso di sequestri da parte dei terroristi.</p>
<p>Quel che l’Italia è però riuscita a portare a casa è stato il riconoscimento come priorità della promozione della crescita e del lavoro, particolarmente per i giovani e i disoccupati a lungo termine. Tre le ricette degli otto grandi per la crescita: sostegno alla domanda, sicurezza delle finanze pubbliche e riforme.</p>
<p>Un tema che, insieme alla lotta alla disoccupazione, Letta ha rivendicato con forza essere stato posto dall’Italia, accolto dal presidente Barack Obama e condiviso da tutti gli altri leader. Il presidente del consiglio ha ricordato come proprio queste conclusioni rafforzino la posizione italiana sia in vista del vertice europeo della prossima settimana sia della riunione del 3 luglio a Berlino.</p>
<p>Ma i grandi si sono spinti più in là visto che si sono trovati concordi sul fatto che in Europa «la sostenibilità di bilancio debba andare insieme a strategie di crescita ben definite». A questo proprio c’è un richiamo nel comunicato finale laddove si sostiene che «la politica di bilancio dovrebbe consentire per una flessibilità di breve periodo condizioni economiche accomodanti».</p>
<p>Capitolo a parte per la Siria dove, a causa delle forti divergenze tra europei e Putin, non ci sono stati grandi passi avanti visto che si è preferito parlare di impegno «a raggiungere una soluzione politica della crisi siriana». Tuttavia sul dossier Siria il G8 sostiene «fortemente la proposta di una conferenza per raggiungere una soluzione politica». Insomma una Ginevra 2.</p>
<p><em>@raffacascioli </em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/i-grandi-si-accordano-su-crescita-e-lotta-allevasione-non-sulla-siria/">I Grandi si accordano su crescita e lotta all’evasione, non sulla Siria</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Consulta, oggi la sentenza sul legittimo impedimento. E Berlusconi trema</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/berlusconi-oggi-la-sentenza-sul-legittimo-impedimento-ed-e-soltanto-linizio/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:40:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mariantonietta Colimberti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Angelino Alfano]]></category>
		<category><![CDATA[Anna Maria Cancellieri]]></category>
		<category><![CDATA[Corte costituzionale]]></category>
		<category><![CDATA[Daniela Santanchè]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[processo Mediaset]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Con il pronunciamento odierno si apre una settimana di fuoco per le vicende processuali e parlamentari che riguardano il Cavaliere. Anche il governo segue con attenzione gli eventi, sebbene sia il premier Letta sia il ministro della giustizia Cancellieri si siano detti sicuri che le sentenze non influiranno sulla tenuta dell'esecutivo </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/berlusconi-oggi-la-sentenza-sul-legittimo-impedimento-ed-e-soltanto-linizio/">Consulta, oggi la sentenza sul legittimo impedimento. E Berlusconi trema</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ad attendere con ansia il pronunciamento della corte costituzionale, che dovrebbe arrivare in serata, oggi sono sicuramente in tanti e non solo il diretto interessato. Certo, Silvio Berlusconi, qualora la consulta gli desse ragione, vedrebbe radicalmente modificarsi la propria posizione processuale, mentre in caso contrario potrebbe sperare solo nella cassazione per liberarsi di quei cinque anni di carcere, confermati in appello, e dell’intedizione perpetua dai pubblici uffici.</p>
<p>La sentenza riguarda il processo Mediaset, per l’esattezza l’udienza del 1° marzo 2010, quando il Cavaliere non si presentò dinanzi ai giudici adducendo il legittimo impedimento perché impegnato il un consiglio dei ministri. Il processo andò avanti e Berlusconi fu condannato.</p>
<p>Da giorni, anzi da settimane il Cavaliere, secondo i bene informati, ha testa solo sui processi e rispetto alla sentenza attesa per oggi il tono dell’umore volge al peggio, perché gli avvocati stessi non nutrirebbero molte speranze sull’esito possibile. </p>
<p>Certamente anche da palazzo Chigi si guarda al palazzo in piazza del Quirinale con una certa preoccupazione, sebbene il premier Letta, rispondendo l’8 giugno scorso alle domande di Ezio Mauro a Firenze, si disse «fiducioso» nelle capacità del sistema di reggere. Concetto ribadito due giorni dopo nella conferenza stampa post incontro col primo ministro irlandere Enda Kenny.</p>
<p>Non sarà infatti un caso che ieri il ministro della giustizia, Anna Maria Cancellieri, abbia sentito il bisogno di farsi intervistare da <em>Repubblica </em>per rivolgersi direttamente agli elettori di Berlusconi affermando che «si rispettano le sentenze, di qualsiasi tenore esse siano». Come mettere le mani avanti. Perché i pasdaran berlusconiani, nonostante una dichiarazione tranquillizzante di Daniela Santanché, non hanno mai smesso di ricordare che dieci milioni di elettori potrebbero infuriarsi se la sentenza di oggi (e gli altri appuntamenti giudiziari e parlamentari che riguardano direttamente o indirettamente il Cavaliere) dovesse essere sfavorevole al loro idolo.</p>
<p>Mentre ieri Simone Furlan, l’ideatore del sito “L’esercito della libertà, uniti per difendere il presidente Berlusconi”, presentava la sua creatura – di cui farebbero già parte ben 17326 “arruolati”, tra imprenditori e aziende – da Arcore filtravano notizie rassicuranti per il governo circa le intenzioni del Cavaliere, quali che siano gli esiti giudiziari. </p>
<p>A differenza di quanto accadde l’11 maggio, quando membri di primo piano del governo, a cominciare da Angelino Alfano, andarono a Brescia a manifestare contro i giudici, questa volta nessuna discesa in piazza sarebbe prevista. 	</p>
<p><em>@mcolimberti</em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/berlusconi-oggi-la-sentenza-sul-legittimo-impedimento-ed-e-soltanto-linizio/">Consulta, oggi la sentenza sul legittimo impedimento. E Berlusconi trema</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>L&#8217;empatia politica tra Silvio e Tayyip</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/lempatia-politica-tra-berlusconi-e-erdogan/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Guido Moltedo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Chigi]]></category>
		<category><![CDATA[Recep Tayyip Erdogan]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[Turchia]]></category>
		<category><![CDATA[Vladimir Putin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Berlusconi ed Erdogan si somigliano e si pigliano. I due si ritrovano in sintonia anche nel disprezzo verso l’Unione europea </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/lempatia-politica-tra-berlusconi-e-erdogan/">L&#8217;empatia politica tra Silvio e Tayyip</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Berdogan. Un “termine macedonia” che descrive bene l’empatia simbiotica, personale e politica, tra due personaggi che da un po’ di tempo dominano la scena europea, e non solo, con il loro piglio deciso e decisionista, l’esplicito fastidio verso i metodi e le norme della democrazia, il neopopulismo fatto di controllo dell’informazione e di raduni di piazza professionalmente orchestrati e copiosamente finanziati, l’identica paranoia verso la stampa straniera. Il tutto condito con una pretesa affabilità e simpatia personale giocata sapientemente come arma politica e da un’indubbia capacità di “lavorare” le masse. Silvio Berlusconi e Recep Tayyip Erdogan si somigliano e si pigliano. I due, non a caso, oggi si ritrovano naturalmente in sintonia nel comune disprezzo nei confronti dell’Unione europea, il primo con la sfottente contestazione di condivise regole finanziarie ed economiche («Sforiamo i vincoli di bilancio, tanto non ci cacciano»), il secondo con un arrogante rinvio al mittente della condanna da parte dell’aula di Strasburgo delle violenze poliziesche («Non riconosciamo il parlamento europeo»).</p>
<p>Retrospettivamente – era l’aprile 2009 – sembra davvero una barzelletta l’ormai famosa telefonata di Silvio, allora presidente del consiglio, all’amico Recep Tayyip, passeggiando lungo il fiume Reno, mentre Angela Merkel attende i 27 grandi dell’Alleanza, per l’inizio del vertice di Baden Baden e la foto di gruppo. Allora fu catalogato come l’ennesimo strappo diplomatico dell’uomo di Arcore, oggi vien da ridere alla sola idea di un Berlusconi che si dà da fare in nome dell’Europa per convincere il riluttante Erdogan, ansioso di far parte della famiglia europea, a dare il suo sì alla nomina a segretario della Nato del premier danese Anders Fogh Rasmussen. Anzi, c’è pure l’ulteriore beffa di una telefonata che in realtà non era diretta a Erdogan ma a chissà chi, come ha rivelato Servizio Pubblico lo scorso gennaio.</p>
<p>Essì, allora, quand’era a palazzo Chigi, l’ex entertainer in navi da crociera vantava ancora un’amicizia personale con l’ex venditore di limonate e di ciambelle di sesamo. Erdogan, con Putin, era in cima alla lista dei suoi “amici”. Con l’uscita di scena di José Maria Aznar e di George W. Bush (e del mitico Mirek Topolánek), su piazza erano rimasti solo in due a scambiarsi ammiccamenti con il Cavaliere: il primo ministro turco Erdogan e quello russo Putin, in una visione tutta berlusconiana delle relazioni internazionali. Era la sua diplomazia informale, nella quale i sorrisi, le battute, le pacche sulle spalle e i rapporti personali – spiegava Berlusca – dovevano fornire all’Italia quella forza nelle sedi decisionali che le era sempre mancata, perché prima di lui non era mai stata guidata da leader forti che in qualche modo compensavano la scarsità di potenza medio-piccola. Di qui gli scambi assidui di visite con Vladimir, dacie, ville sarde, battute di caccia e chissà che altro. E con Erdogan la relazione, a un certo punto, si fa addirittura “familiare”.</p>
<p>È il 9 agosto del 2003, e i quotidiani turchi pubblicano grandi fotografie sorridenti di Berlusconi, più grandi di quelle degli sposi. «La notizia – racconta l’inviato del <em>Corriere della Sera</em>, Marco Galluzzo – è l’arrivo del premier italiano, non più il matrimonio del figlio del capo del governo, di cui Berlusconi sarà uno dei quattro testimoni con il vicepremier turco, il presidente del parlamento e un deputato del partito di Erdogan». Con doni per la sposa, lo sposo e la mamma dello sposo il cavaliere è infatti a Istanbul per le nozze di Bilal Erdogan, 22 anni, con la giovanissima (17 anni) Reyyan Uzer. Per molti analisti turchi, osserva Galluzzo, «Berlusconi è un modello, rinfacciano a Erdogan di non essere spigliato come il suo amico italiano, di non avere le stesse capacità, di esserne in qualche modo solo una brutta copia». Tra i due si sviluppa «un rapporto fondato su un carattere che i media turchi descrivono molto simile, incline alle battute, che esalta il linguaggio del corpo, lontano dai modi dei professionisti della politica, assimilabile a quello di un manager prima ancora che a quello di un uomo di stato». Un’amicizia solida, che neppure la solita gaffe di Silvio incrina. «Davanti ai quattordicimila presenti – racconta <em>la Repubblica</em> – il premier italiano si è avvicinato alla sposa, coperta con il copricapo musulmano a testimonianza della sua profonda fede religiosa, e le ha baciato la mano. Atto di galanteria in Europa, profonda scorrettezza nell’Islam. Reyyan, infatti, ha subito ritratto la mano nascondendola dietro i fianchi mentre un brusio si è levato nella grande platea». A togliere dall’imbarazzo Silvio ci pensa il suocero che sorride divertito.</p>
<p>Certo è che, con amici come questi non servono i nemici. Silvio Berlusconi fa appena in tempo a vantarsi della sua opera diplomatica nell’accordo turco-russo che nell’agosto del 2009 dà il via libera all’oleodotto Samsun- Ceyhan e al gasdotto South Stream. Racconta su<em> Europa</em> Daniele Castellani Perelli: «“Sono due risultati della nostra azione di mediazione”, aveva gonfiato il petto davanti ai microfoni del Tg1, confidando nel fatto che i due protagonisti dell’accordo, i suoi due amici Tayyip Erdogan e Vladimir Putin, non avrebbero mai osato smentirlo. E invece è successo. Ieri mattina, mentre i giornali italiani celebravano la vittoria del premier, un alto rappresentante del governo turco ha voluto precisare alla Reuters che la pretesa di Berlusconi di un presunto successo personale è esagerata e ha sorpreso l’esecutivo di Ankara».</p>
<p>A settembre del 2011, fine di un idillio costellato di incontri bilaterali, con ben sette visite di Silvio ad Ankara. A Bari si svolge una Giornata di relazioni internazionali Italia-Turchia e, come racconta Antonello Cassano nelle pagine baresi della <em>Repubblica</em>, «il caso vuole che l’incontro avvenga all’indomani dell’uscita delle intercettazioni fatte dalla procura di Napoli sul caso Tarantini-Lavitola. In una di queste Paolo Pozzessere, potentissimo direttore commerciale di Finmeccanica, colosso pubblico per il quale lavora anche Lavitola, si intrattiene al telefono con Debbie Castaneda, ex Miss Colombia e consulente Finmeccanica: “Proprio ieri – dice sconsolato Pozzessere – ho saputo una cosa bruttissima. Questa storia delle escort sta rovinando il presidente. Ero in Turchia e ho saputo che il presidente Erdogan non vuole più incontrarlo e avere rapporti con lui proprio per questo”».</p>
<p>Ma Silvio, si sa, è generoso. Fosse ancora a palazzo Chigi, probabilmente si proporrebbe, nonostante il voltafaccia, per qualche forma di sostegno a favore del vecchio amico, nel tentativo di farlo uscire dall’isolamento internazionale. Con il risultato di aiutarlo a scavarsi la fossa.</p>
<p><em>@GuidoMoltedo</em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/lempatia-politica-tra-berlusconi-e-erdogan/">L&#8217;empatia politica tra Silvio e Tayyip</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Sobri</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/sobri/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:22:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Robin]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><br /> </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/sobri/">Sobri</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna davvero apprezzare la sobrietà con la quale dentro Scelta civica si stanno prendendo a mazzate.</p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/sobri/">Sobri</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Il Brasile non fa più finta di niente. Polizia sotto accusa</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/il-brasile-non-fa-piu-finta-di-niente-polizia-sotto-accusa/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:21:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Manzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[San Paulo]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La protesta è stata capita poco dai media mainstream brasiliani, da secoli allineati con il potere </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/il-brasile-non-fa-piu-finta-di-niente-polizia-sotto-accusa/">Il Brasile non fa più finta di niente. Polizia sotto accusa</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri persino la Seleçao è stata raggiunta dalla protesta degli “indignati” che, lunedì sera, quando in Italia era già notte, hanno invaso le vie centrali di tutte le principali città brasiliane. La protesta, ça va sans dire, è stata capita poco dai media mainstream brasiliani, da secoli allineati con il potere, fatto salvo quando quel potere loro stessi decidevano di “scaricare”. Fu così con il colpo di stato militare invocato dai principali quotidiani del Brasile, colpo di stato che poi loro stessi ribattezzarono “revoluçao democratica” e, appena due anni fa, “ditabranda”, ossia “dittatura ‘molle’” dalla Folha di San Paolo, il quotidiano più diffuso della metropoli, quasi a giustificare l’unicità brasiliana anche nell’uccidere gli oppositori. Alle prime sparute manifestazioni di protesta contro l’aumento nel prezzo dei biglietti dell’autobus in quel di San Paolo, la rivista di maggior tiratura ha ad esempio invocato la mano dura della polizia per garantire «o vai e vem do povo», ossia la «libera circolazione del popolo» nella metropoli, tacciando di “vandali” i manifestanti per un paio di auto bruciate.</p>
<p>Come se il Brasile fosse la Svizzera e non un paese dove ogni anno vengono uccisi circa 50 mila cristiani da pistole e fucili. Certo, quando pochi giorni dopo è stata schierata in assetto da guerra la truppa anti-choc della Polizia militare (Pm) che ha sparato su passanti, famiglie, lavoratori e giornalisti – troppe le testimonianze raccolte perché possa elencarle qui, 15 in tutto i reporter feriti, due sfigurati al volto, 7 della Folha – molti media sono stati costretti a fare marcia indietro perché era impossibile negare l’evidenza e far tacere i corrispondenti stranieri.</p>
<p>Del resto non è un caso che non più tardi di un mese fa il membro della Danimarca presso il Consiglio per i diritti umani dell’Onu avesse invitato il Brasile a smobilitare questo corpo militare nato durante l’ultima “rivoluzione democratica” per le troppe “esecuzioni extra-giuridiche”, mentre quello della Corea del Sud associava addirittura alcuni membri della Polizia militare agli squadroni della morte. Già perché se i tanti giornalisti feriti giovedì scorso erano stati bersaglio di proiettili di gomma, gli abitanti delle favelas da anni non hanno tale “privilegio” e spesso vengono uccisi da proiettili “letali” da Pm senza scrupoli che poi simulano un “regolamento di conti”. Succede ancora oggi in alcune zone “periferiche” del Brasile. Purtroppo. Anche per questo “storico”, lunedì 17 giugno tanti dei 230 mila indignati erano giovani delle periferie e non è un caso che uno dei leader del movimento sia un 18enne di Jardin Ángela, il quartiere più violento al mondo a detta dell’Onu sino agli anni Novanta.</p>
<p>Limitarsi a definire tutti “vandali” per una cinquantina di facinorosi sui 100 mila scesi in piazza a Rio perché hanno bruciato un auto, un cassonetto e tirato 30 pietre e qualche molotov contro il parlamento carioca è non capire la complessità della protesta. Chi è sceso in piazza nei giorni scorsi non è affiliato a nessun partito e lo slogan più gettonato è “Nessun partito”, gridato a gran voce non appena qualcuno alza una bandiera durante le marce. E non è neanche vero che chi protesta chiede solo di cancellare l’aumento dei prezzi dei biglietti del bus. Le rivendicazioni sono molte e, naturalmente, i manifestanti stanno approfittando della visibilità offerta loro dalla Coppa per denunciare gli sprechi del Mondiale, gli stadi soprafatturati ed i tanti soldi pubblici sottratti a settori chiave come la sanità, la scuola e le infrastrutture.</p>
<p>Dopo un’impasse iniziale sembra averlo compreso bene l’ex presidente Lula, uno che a Vila Euclides ai tempi dell’ultima “rivoluzione democratica” in cui democraticamente si ammazzavano gli oppositori, alle manifestazioni era abituato come un pesce all’acqua. «Non è una questione di polizia, sono rivendicazioni che si risolvono solo con la negoziazione» ha detto ieri, appoggiato subito dalla presidente Dilma Rousseff che dopo aver chiarito il suo pensiero, «le manifestazioni pacifiche sono il sale della democrazia», è volata a San Paolo per discutere proprio con Lula di come affrontare i prossimi giorni. E con Lula e Dilma sembrano averlo capito anche i responsabili dell’ordine pubblico di San Paolo che, tolta dalle strade l’ antisommossa della Polizia militare, ieri non hanno avuto né feriti, né arrestati, né atti di vandalismo.</p>
<p>Di certo c’è che per i prossimi Mondiali sarà la Polizia federale, tra le più preparate al mondo, ad occuparsi dell’ordine pubblico. Un sollievo per tutti, anche per noi tifosi.</p>
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		<title>L&#8217;Italia perde tempo tra inquisizioni e meticciati</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/litalia-perde-tempo-tra-inquisizioni-e-meticciati/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:10:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Orlando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lettere]]></category>
		<category><![CDATA[Cecile Kyenge]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Sartori]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Cara Europa, non so che cosa stia accadendo ai partiti, ma il malessere cresce, mi sembra. Lunedì, mentre i grillini ridavano vita alla caccia alle streghe, come si addice alla loro cultura medioevale, il Tg7 di Mentana annunciava con mestizia &#8230; </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/litalia-perde-tempo-tra-inquisizioni-e-meticciati/">L&#8217;Italia perde tempo tra inquisizioni e meticciati</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Cara <em>Europa</em>, non so che cosa stia accadendo ai partiti, ma il malessere cresce, mi sembra. Lunedì, mentre i grillini ridavano vita alla caccia alle streghe, come si addice alla loro cultura medioevale, il Tg7 di Mentana annunciava con mestizia che il Pd e i sui alleati sono tornati al primo posto nella classifica dei partiti, avendo recuperato più di ogni altro i voti persi e dunque scavalcato Berlusconi. Il sondaggista Masìa non indicava alcuna previsione per il futuro, visto che tutti i tre partiti maggiori (Pd, Pdl e M5S) sono infiacchiti da contese interne: per i grillini il crollo del fanatismo, per i berlusconiani la sconclusionatezza del ruolo, per il Pd la guerra tra apparati, correnti, generazioni. E anche alcuni ministri non scherzano. Mi chiedo se l’Italia capirà.<br />
<b>Marzio Jalenti, Roma</b></p>
<p>Caro Jalenti, che il Pd sia tornato primo partito d’Italia, dimostra una cosa: che gli italiani, pur continuando a perdere fiducia in tutta la politica (governativa, partitica, istituzionale, sindacale, ecc.), si aggrappa ancora allo scoglio dell’economia e della società, piaccia o no tra vecchi e nuovi leader, tra giovani e anziani.</p>
<p>Siamo tutti con la bussola guasta: perfino direttori e collaboratori di grandi giornali. Come Giovanni Sartori, che critica la ministra Kyenge e si vede trasferire l’articolo dall’apertura del <em>Corriere della Sera</em> alla pagina 28, riservata alle opinioni. Trasferimento che non dovrebbe umiliare nessuno, né prendere un ruolo che ha rappresentato la cultura politica. Anche dai punti fermi ci si può allontanare, ma discutendo le tesi, e non dando l’impressione che per esse non ci sia più posto: come fossimo al grillismo e alle epurazioni fasciste.  Quanto a Sartori, non è la prima volta che le sue tesi non siano state condivise dal <em>Corriere</em>, e il professore ha preferito ritirare gli articoli invece di lasciarli nascondere in pagine interne.</p>
<p>Ma non sono questi i problemi che affannano gli italiani. Il problema sta nel sapere, per esempio, se alcune tesi della ministra Kyenge siano condivise o no da giornalisti e italiani. Personalmente, sono sempre in difesa dello ius sanguinis e non dello ius soli, perché è questa la nostra tradizione millenaria. Lo ribadisco con più forza oggi perché non voglio che il popolo italiano rinunci a se stesso per far propria la cultura degli immigrati. Non condivido  le idee della Kyenge o di altri “progressisti” sul meticciato. Siamo italiani, non meticci, ai quali riconosciamo ai nostri stessi diritti. Il governo si occupi di altre cose urgenti, compresa l’integrazione di molti italiani che non si sentono integrati nella vita sociale, se giovani, o si sentono minacciati di esclusione, se anziani.</p>
<p>In questi giorni ho riletto il saggio di Plutarco, “Se l’anziano possa far politica”, in greco “Ei presbiteroi politeiteon”, di cui consiglierei la lettura a Renzi. Così come consiglio a giovani e vecchi, bianchi e neri, cittadini e residenti, di ricordare con l’antico storico che: «Palestre degli uomini è lo Stato», non l’ideologia. Né il mito. Né l’esclusione.</p>
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		<title>&#8220;Al congresso votino gli aderenti&#8221;: lo spazio di Bersani si fa sempre più stretto</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/un-altro-duro-colpo-per-bersani-anche-giuntella-passa-con-cuperlo/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy Francesco Calvo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Moretti]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Pd]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Cuperlo]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo Renzi]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Tommaso Giuntella]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>L'ex segretario non abbandona la sua battaglia per un partito senza personalismi. Anche a costo di finire in minoranza al prossimo congresso </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/un-altro-duro-colpo-per-bersani-anche-giuntella-passa-con-cuperlo/">&#8220;Al congresso votino gli aderenti&#8221;: lo spazio di Bersani si fa sempre più stretto</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ha ricominciato a «scarpinare per il partito»: feste, interviste in tv, documenti politici. Dietro di lui, però, sono sempre meno a seguirlo. Pier Luigi Bersani sta subendo, suo malgrado, la sorte di molti leader in declino, abbandonati anche dagli ex fedelissimi. L’ultimo, in ordine di tempo, è Tommaso Giuntella, che annuncia a <em>Europa</em> la sua scelta in vista del prossimo congresso: «Sosterrò Gianni Cuperlo». Dopo Alessandra Moretti, è il secondo componente del trio che lo ha affiancato nella campagna delle primarie a volgere le spalle all’ex segretario. Al fianco gli rimane solo Roberto Speranza.</p>
<p>«Cuperlo ha tutte le qualità umane, morali, politiche e culturali per fare il segretario del Pd», spiega Giuntella. Che condivide alcuni spunti del <a title="Il documento dei bersaniani: contro il leaderismo" href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/12/il-documento-dei-bersaniani/" target="_blank">documento dei bersaniani</a> («Anche io non voglio padroni nel partito»), ma proprio per questo vuole aiutare il Pd a voltare pagina: «Mi piace lo spirito di servizio di Cuperlo, il fatto che non cerchi un trampolino, perché abbiamo bisogno di un segretario a tempo pieno». Che non sia, quindi, anche il candidato premier del centrosinistra per la prossima tornata elettorale.</p>
<p>Il disagio di Giuntella, in realtà, è condiviso da sempre più persone. Il silenzio con il quale è stato accolto il documento <a href="http://www.europaquotidiano.it/wp-content/uploads/2013/06/fare-pd-2.pdf" target="_blank"><em>Fare il Pd</em></a>, scritto da Stefano Fassina e Alfredo D’Attorre, è un segno chiaro. Il problema è che Bersani non solo <a title="Nel Pd non si salda il fronte anti-Renzi" href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/13/nel-pd-non-si-salda-il-fronte-anti-renzi/" target="_blank">non è riuscito a tornare a “federare”</a> attorno a quei contenuti le componenti della sua ex maggioranza. Ma un’analisi della sconfitta ritenuta auto-assolutoria («Io non mi sento sconfitto», ha ripetuto anche ieri a <em>Otto e mezzo</em>, dove, anche se a titolo personale e rimettendosi alla ditta, ha espresso l&#8217;opinione che al congresso del partito votino gli aderenti) e la poco velata ostilità nei confronti di Matteo Renzi hanno finito per avere un effetto centrifugo, anziché quello centripeto sperato. Direttamente in direzione renziana, oppure verso quell’area turco-dalemiana che crede nella necessità di una soluzione concordata proprio con il sindaco di Firenze. Un effetto che è evidente a Roma, ma lo è anche in periferia.</p>
<p>Bersani non si lascia certo intimidire. E comincia a mettere nel conto anche la possibilità che la sua battaglia finisca per essere minoritaria nel partito. Ma non è disposto per questo a fare passi indietro. Ha già in programma un fitto calendario di feste estive in giro per l’Italia e il pressing nei confronti di Cuperlo e dei suoi sostenitori continuerà, per provare a creare un fronte comune attorno all’idea del partito come collettivo e non come semplice «spazio politico» senza vincoli. «I Giovani turchi preferiscono l’accordo con Renzi? D’Alema vuole tenere fuori gli ex margheritini? Lo spieghino apertamente, se è questa l’idea di Pd che hanno», dicono dalle parti dell’ex segretario.</p>
<p><em>@rudyfc</em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/un-altro-duro-colpo-per-bersani-anche-giuntella-passa-con-cuperlo/">&#8220;Al congresso votino gli aderenti&#8221;: lo spazio di Bersani si fa sempre più stretto</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Grillo, i dissidenti e gli stregoni</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/grillo-i-dissidenti-e-gli-stregoni/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:04:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Menichini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Cinquestelle]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[pippo civati]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Rodotà]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>La repressione del dissenso è cruenta, la scissione inevitabile. Ma coloro che fanno progetti di nuove maggioranze sono gli stessi che avrebbero messo la legislatura in mano a Grillo </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/grillo-i-dissidenti-e-gli-stregoni/">Grillo, i dissidenti e gli stregoni</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La persecuzione dei dissidenti dentro Cinquestelle si fa talmente cruenta da rendere inevitabile la rottura dei gruppi parlamentari. Ormai questo esito è perseguito da Grillo, del resto convinto fin dall’inizio dell’avventura di aver imbarcato troppa gente perché non si annidassero fra i 163 eletti un po’ di irregolari.</p>
<p>Intendiamoci, la riprovazione verso gli atteggiamenti stalinisti del gruppo di comando grillino non deve offuscare un’analisi lucida. La rottura interna era in re ipsa, in qualche modo inevitabile alla luce dell’ampiezza del successo elettorale. Tutte le analisi sul voto per M5S ne mettevano in evidenza l’eterogeneità e avvertivano, fin da febbraio, che senza un miracolo di organizzazione e di acume politico non si sarebbero tenuti insieme né i pezzi di elettorato né i pezzi della nuova élite parlamentare.</p>
<p>Questo puntualmente sta accadendo: Grillo e Casaleggio depurano Cinquestelle, allo stesso tempo, dagli elettori e dagli eletti che avevano frainteso la portata “rivoluzionaria” del loro progetto, scambiando un’utopia totalitaria per un banale sbocco di protesta contro partiti di sinistra troppo moderati e compromessi.</p>
<p>L’equivoco è stata alimentato anche dai settori di ceto politico e intellettuale che pensavano di poter giocare la forza di Cinquestelle per spostare gli equilibri interni alla legislatura e al centrosinistra. Non a caso costoro, da Pippo Civati a Paolo Flores d’Arcais, in queste ore sono i più duramente strattonati da Grillo e dai grillini fedeli. Come è accaduto a Rodotà, per lo stesso identico motivo.</p>
<p>Di questa illusione ottica dovremo ricordarci, quando si tratterà di valutare l’atteggiamento da tenere verso i transfughi.</p>
<p>Sarà giusto offrire loro una sponda in parlamento. Anche perché, se è vero che presi in quanto tali i dissidenti non valgono lo zero virgola, sono però emblematici di un segmento di mercato elettorale che s’era avvicinato a M5S ed è tornato libero, in parcheggio.</p>
<p>Solo degli apprendisti stregoni possono però pensare di costruire addirittura un’ipotesi di governo sulla rottura di un oggetto friabile come Cinquestelle. Non so se coloro che coltivano un simile avventuroso progetto siano gli stessi che a <em>questo</em> Movimento (con le caratteristiche che stiamo conoscendo) avevano pensato di appoggiarsi per dare all’Italia il governo «del cambiamento», dando in sostanza la legislatura in ostaggio a Beppe Grillo.</p>
<p>Nel caso, penso che il Pd non dovrebbe dare spazio a simili temerari.</p>
<p><em>@smenichini</em></p>
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		<title>Talebani e dissidenti: e se Grillo mollasse?</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/talebani-e-dissidenti-e-se-grillo-mollasse/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:02:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Maesano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Adele Gambaro]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Le voci critiche tormentano il capo che cerca la prova di forza, mentre in Parlamento il Movimento si sfarina. Tanto che il leader potrebbe lasciare </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/talebani-e-dissidenti-e-se-grillo-mollasse/">Talebani e dissidenti: e se Grillo mollasse?</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr">Tutta colpa di Civati. Beppe Grillo imputa ai “buoni uffici” del parlamentare democratico l’ingrossarsi della quota di senatori e deputati Cinquestelle che ieri hanno sconfessato la sua linea politica. Da una parte gli attacchi all’esterno, dall’altra le espulsioni. Dopo Adele Gambaro ora tocca a Paola Pinna. Dopo un’intervista rilasciata a Piazza Pulita anche per lei è partita la procedura di espulsione, avanzata dal suo collega alla Camera Andrea Colletti.</p>
<p dir="ltr">Grillo non riesce a liberarsi della pattuglia di portavoce critici verso la linea dura che ha imposto al Movimento. Nei prossimi giorni tenterà di strappare ancora, magari di nuovo sulla diaria. Questa settimana infatti i parlamentari Cinquestelle saranno chiamati a versare le eccedenze della diaria nel fondo comune, nel “porcellino” che si è deciso di devolvere al fondo statale per l’abbattimento degli interessi sul debito pubblico. Molti – è la speranza dei duri e puri – potrebbero decidere di sfilarsi in settimana e tenersi quei soldi. I dissidenti interpellati assicurano che no, loro ad andarsene per una questione di soldi non ci pensano affatto.</p>
<p dir="ltr">Per liberarsi di loro ai pasdaran non resterebbe che votare l’espulsione uno a uno dei parlamentari dissidenti. Visti i numeri che si sono aggregati ieri intorno al “no” alla remissione alla rete del caso Gambaro, l’operazione potrebbe impegnare i Cinquestelle da qui a Natale. E allora ecco la soluzione per evitare uno stillicidio che rischia di ingrossare ancora di più le fila dei critici: presentare una mozione per l’espulsione di tutti coloro che si siano rivolti alla stampa per esternare critiche lesive dell’immagine del Movimento. I “talebani” hanno raccolto le interviste rilasciate dai dissidenti durante la scorsa settimana, dopo la fatwa lanciata dal vicepresidente grillino della Camera, Luigi Di Maio, che invitava tutti a interagire con la stampa solo per raccontare l’attività svolta in aula e nelle commissioni, astendendosi dai commenti sulla linea politica.</p>
<p dir="ltr">Un rischio enorme: perseguire una linea del genere presenta difficoltà di ordine politico e regolamentare. Per cominciare l’eventualità dell’espulsione “di gruppo” non è stata mai discussa dall’assemblea congiunta e non è prevista dal regolamento. In secondo luogo la maggioranza “talebana” in assemblea ieri si è imposta ma non ha stravinto mentre i voti contrari hanno superato le 40 unità. Su un voto che preveda un’espulsione di massa, e dunque una drammatica scissione, i talebani non hanno alcuna certezza di avere la maggioranza, anzi.</p>
<p dir="ltr">L’eventualità di un colpo di mano di Grillo che, bypassando il regolamento e l’assemblea congiunta, rimetta direttamente alla rete la decisione sull’espulsione, oltre a costituire un esautoramento delle prerogative dei parlamentari esorbitante anche per lui, appare poco praticabile, come ha dimostrato il tentativo fatto nel caso Gambaro: dopo il suo post di fuoco Grillo aveva dovuto ospitare quello dei capigruppo per vidimare la richiesta di espulsione e attendere l’assemblea di ieri.</p>
<p dir="ltr">Sulla senatrice “reproba” ora deciderà la rete in una data tenuta segreta per evitare l’hackeraggio del sistema. Ieri doveva essere il giorno dell’orgoglio grillino con la manifestazione convocata davanti alla Camera. Invece il Movimento capace di riempire una piazza san Giovanni strappata al Partito democratico ieri non è riuscito a portare davanti a Montecitorio più di un centinaio di persone, parlamentari compresi.</p>
<p dir="ltr">Liberarsi dell’arto che duole per il capo sta diventando un’operazione molto più complicata del previsto e ogni giorno in più che i dissidenti passano all’interno del gruppo indebolisce la sua posizione politica. Nello stallo attuale nulla è escluso, anche un clamoroso passo indietro del capo che da Genova non perde occasione per far sapere ai fedelissimi alle camere di essere stanco, nauseato e deluso dall’ingresso in Parlamento del Movimento che ha fondato. Dell’entusiasmo iniziale è rimasta solo la frase che accompagna il suo profilo twitter, vestigia di un passato remotissimo eppure lontano appena tre mesi: «Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere».</p>
<p><em>@unodelosBuendia</em></p>
<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/talebani-e-dissidenti-e-se-grillo-mollasse/">Talebani e dissidenti: e se Grillo mollasse?</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Crisi di crescita o bolla esplosa? Dibattito aperto</title>
		<link>http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/crisi-di-crescita-o-bolla-esplosa-dibattito-aperto/</link>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 22:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Campo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[M5S]]></category>
		<category><![CDATA[pippo civati]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nel volume di Biorcio e Natale ipotesi di lavoro per capire anche questa fase </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/19/crisi-di-crescita-o-bolla-esplosa-dibattito-aperto/">Crisi di crescita o bolla esplosa? Dibattito aperto</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva essere una crisi di crescita, al massimo, il passaggio dalla poesia della campagna elettorale alla prosa del Palazzo. E invece. Le difficoltà – per usare un eufemismo – in cui si dibatte, però, il Movimento 5 Stelle erano già scritte? Alla luce dei dati, i risultati delle amministrative e le polemiche sulle diarie e le espulsioni si torna volentieri ai testi d’esame, come Politica a 5 stelle. Idee, storia e strategie del movimento di Grillo, scritto in tempi non sospetti da Roberto Biorcio e Paolo Natale. Che ieri a Roma hanno chiamato analisti ed esperti (Sara Bentivegna, il direttore di <em>Europa</em> Stefano Menichini) al capezzale del grillismo. «Non è facile sostituire i partiti con un movimento formato da portavoce, non è automatico trasformarsi un partito» ha spiegato Biorcio che non crede ad una malattia mortale, ma ad una «fase di assestamento».</p>
<p>Certo, ha sottolineato il sociologo, «le elezioni amministrative per loro sono più pesanti perché la presenza di gruppi locali non è visibile, non hanno tradizione, non hanno persone con esperienza di amministrazione», ma la sfida grillina, «al di là delle oscillazioni, resterà una parte presente del dibattito politico.» In particolare, ad esempio, sul nodo del rapporto tra la politica e la Rete, al netto dei luoghi comuni e dei riflessi condizionati: «Queste elezioni sono state presentate come le elezioni della centralità di internet», argomenta Bentivegna, che studia da tempo le dinamiche relative al decision making e i social network. «In realtà, solo il 18% ha usato la rete, mentre la maggior parte guardava il video. Grillo ha triangolato tra rete, tv e piazza: la Rete per organizzare lo tsunami tour, la piazza luogo fisico dell’incontro con militanti ed elettori. Insomma, senza mai andare in tv – conclude Bentivegna – Grillo è riuscito a stare sempre in video».</p>
<p>Già, ma quanto vale, adesso, 5 Stelle? La palla passa a Natale: «Grillo alle politiche è riuscito a mettere insieme la disillusione a sinistra, con qualcuno che senza Grillo avrebbe votato Alba Dorata, persone di destra che cercavano in lui un nuovo Berlusconi». Un composto instabile che adesso è sotto stress. E che non troverà una scorciatoia nella individuazione di un capro espiatorio – la casta, i media – per ritrovare la bussola.</p>
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		<title>Bersani a &#8220;Otto e mezzo&#8221;: «Il segretario lo eleggono gli iscritti»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 19:08:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interni]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Pd]]></category>
		<category><![CDATA[Pd]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Luigi Bersani]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Il segretario del Pd lo devono eleggere gli iscritti al Pd. Lo ha detto l&#8217;ex segretario del partito, Pier Luigi Bersani, intervenendo a Otto e mezzo. «Il punto da decidere è: noi stavolta eleggiamo un segretario o un candidato premier? &#8230; </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/bersani-a-otto-e-mezzo-il-segretario-lo-eleggono-gli-iscritti/">Bersani a &#8220;Otto e mezzo&#8221;: «Il segretario lo eleggono gli iscritti»</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il segretario del Pd lo devono eleggere gli iscritti al Pd. Lo ha detto l&#8217;ex segretario del partito, Pier Luigi Bersani, intervenendo a <em>Otto e mezzo</em>. «Il punto da decidere è: noi stavolta eleggiamo un segretario o un candidato premier? Il premier ce l&#8217;abbiamo. C&#8217;è un precedente, la deroga che feci approvare io all&#8217;assemblea nazionale per consentire la partecipazione di Renzi e altri. Devono essere regole aperte in che senso: uno che va a eleggere il segretario del Pd, fino al giorno in cui i circoli si riuniscono può iscriversi al Pd anche con una campagna straordinaria ma viene a votare in quanto aderisce al Pd. È la mia opinione, poi mi rimetto al collettivo».</p>
<p>Bersani ha anche escluso una sua ricandidatura al prossimo congresso. Quanto al rapporto con il governo, l&#8217;ex-segretario del Pd ha sottolineato: «Non esiste che io faccia uno scherzo a Letta e a questo governo. Siccome vedo pero&#8217; che questo governo e&#8217; tirato per la giacca un po&#8217; bruscamente, dico che l&#8217;automatismo si fa saltare il governo e si va a votare non esiste: questo governo deve durare almeno fino a quando ci sono le riforme istituzionali e anche del sistema politico».</p>
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		<title>Come nasce una tre: il mal di testa di Grillo</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 19:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>In trenta secondi la lavorazione grafica della terza pagina di Europa </p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/come-nasce-una-tre-il-mal-di-testa-di-grillo/">Come nasce una tre: il mal di testa di Grillo</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/come-nasce-una-tre-il-mal-di-testa-di-grillo/">Come nasce una tre: il mal di testa di Grillo</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Renzi: «L&#8217;Europa deve fare di tutto per evitare di allontanare la Turchia»</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 18:46:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/renzi-leuropa-deve-fare-di-tutto-per-evitare-di-allontanare-la-turchia-video/">Renzi: «L&#8217;Europa deve fare di tutto per evitare di allontanare la Turchia»</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/renzi-leuropa-deve-fare-di-tutto-per-evitare-di-allontanare-la-turchia-video/">Renzi: «L&#8217;Europa deve fare di tutto per evitare di allontanare la Turchia»</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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		<title>Guido Moltedo presenta &#8220;Il manifesto qubista&#8221; a Youdem</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 18:24:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Moltedo]]></category>
		<category><![CDATA[Il manifesto qubista]]></category>
		<category><![CDATA[Youdem]]></category>

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		<description><![CDATA[<p></p><p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/guido-moltedo-presenta-ilguido-moltedo-presenta-il-manifesto-qubista-a-youdem/">Guido Moltedo presenta &#8220;Il manifesto qubista&#8221; a Youdem</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>L'articolo <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/06/18/guido-moltedo-presenta-ilguido-moltedo-presenta-il-manifesto-qubista-a-youdem/">Guido Moltedo presenta &#8220;Il manifesto qubista&#8221; a Youdem</a> sembra essere il primo su <a href="http://www.europaquotidiano.it">Europa Quotidiano</a>.</p>]]></content:encoded>
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